Spectre

03/11/2015

di Sam Mendes
con: Daniel Craig, Monica Bellucci, Christoph Waltz, Léa Seydoux, Ralph Fiennes, Naomie Harris, Ben Whishaw, Andrew Scott, Rory Kinnear, Dave Bautista

A tre anni dall'uscita del fortunatissimo “Skyfall”sarà nei cinema il prossimo 5 novembre “Spectre”, l'ultimo capitolo sulle imprese del James Bond di Ian Fleming. Con i suoi 300 milioni di dollari è il film più costoso della saga, probabilmente l'ultimo che vedrà protagonista Daniel Craig ma, soprattutto, è il primo ambientato a Roma. E oltre a queste si potrebbero elencare un milione di ragioni per cui, soprattutto in Italia, Spectre è uno dei film più attesi e pubblicizzati della serie dell’agente segreto più famoso del grande schermo.
Ed è forse proprio per tutta questa attesa, per tutte queste aspettative che, uscendo dalla sala dopo 148 lunghissimi minuti di proiezione, il sentimento dominante è un misto fra perplessità, noia e delusione ma anche -c'è da riconoscerlo- una punta di emozione scaturita da una meravigliosa panoramica della città eterna, teatro di un inverosimile inseguimento notturno.
Gli elementi per un film del calibro del precedente c'erano tutti: un cast notevole, delle ambientazioni splendide, un budget spropositato ed un regista del calibro di Sam Mendes (premio Oscar 2000 per “American Beauty”), eppure sembra che questo film sia stato quasi un impegno da portare forzatamente a termine, non solo per Daniel Craig, che recentemente ha dichiarato che preferirebbe tagliarsi le vene piuttosto che interpretare il suo quinto James Bond, ma anche per lo stesso Mendes. Il film si regge su un incessante susseguirsi di scene d'azione, tanto spettacolari quanto improbabili, e diventa un incredibile coacervo di idee di per sé buone ma mal assemblate in un solido progetto d'insieme. Dopo una partenza in grande stile, uno scontro all'ultimo sangue sospeso nel cielo di Città del Messico, il film si perde in interminabili inseguimenti che si limitano ad allungare la proiezione senza aggiungere né adrenalina né consistenza all’intreccio narrativo.
Il tema del dramma familiare, filo conduttore della filmografia di Mendes, a cominciare da ”American Beauty”, fino a “Revolutionary road” e “Era mio padre”, è riproposto dal regista britannico anche in “Spectre”, forse in un tentativo di sottoporre Bond ad una sorta di psicanalisi catartica e conferire al film quel carattere introspettivo che generalmente manca nei film d’azione. Il Bond mendesiano, dopo un cammino interiore che lo porta ad abbandonare i fantasmi dell'infanzia, affronta in uno scontro diretto il suo antico nemico, Franz Oberhauser, la mente perversa a capo dell'organizzazione criminale SPECTRE. Prima di giungere nel covo di Oberhauser, dove si consumerà una delle scene più cariche di tensione e suspence del film, James Bond segue le orme della SPECTRE dalle affollatissime strade di Città del Messico in festa nel giorno dei morti, passando per i cimiteri romani, fino alle Alpi svizzere. Per la prima volta vengono svelati i retroscena di un’ infanzia dolorosa e James Bond, senza dismettere il suo smoking, entra nei panni di un uomo più fragile ed umano. Continui sono i riferimenti agli amori perduti, da Vesper Llynd all’insostituibile M, che continua ad impartire ordini anche dall’aldilà, scavalcando le direttive di Gareth Mallory, nuovo M schiacciato dalle continue pressioni politiche. Se, da un lato, il tentativo di psicanalizzare lo 007 rappresenta sicuramente un esperimento interessante, dall'altro appare quasi una forzatura operata dallo stesso Mendes che, non riuscendo ad abbandonare la propria poetica, la adatta impropriamente ad un genere che mal si presta ad una chiave di lettura di questo tipo.
Notevole la performance di Craig che riesce a interpretare in maniera quasi perfetta la dicotomica personalità di James Bond, conciliando il tipico senso dell’umorismo inglese con l’aplomb di uno 007 che usa la sua licenza di uccidere senza neanche stropicciarsi lo smoking. Ad impersonare la sua nemesi è Cristoph Waltz, assurto a cattivo per eccellenza dal cinema holliwoodiano dopo l’Oscar vinto grazie all’indimenticabile interpretazione di Hans Landa. Un po' meno convincente, invece, Monica Bellucci che, con i suoi 51 anni, è la Bond Girl più anziana della saga e che ripropone insipidamente la sua Malena quindici anni dopo.

Voto: 6,5

Chiara Di Ilio