Rams - Storia di due fratelli e otto pecore

10/11/2015

di Grímur Hákonarson
con: Sigurđur Sigurjónsson, Theódór Júlíusson, Charlotte Břving, Jon Benonysson, Gunnar Jonsson

In una valle recondita dell’Islanda due anziani fratelli vivono l’uno accanto all’altro, ma da più di quarant’anni non si parlano. Entrambi allevano pecore con passione maniacale, ma un’improvvisa epidemia ovina li costringerà a cercare di riallacciare i rapporti, per preservare l’unica cosa che hanno cara: il bestiame.
In un luogo dimenticato da Dio si possono creare dei microcosmi completamente estranei alla conoscenza di persone di una qualsiasi comunità civilizzata, un modus vivendi che di primo acchito può risultare tanto stupefacente, quanto ridicolo. L’intento di fare umorismo - un po’ nero - è anche quello del regista autoctono, che sottolinea le particolarità dei suoi concittadini, mantenendo comunque un tono sempre molto rispettoso verso le loro abitudini. Grímur Hákonarson si addentra nella solitudine di queste persone, gente testarda che riesce addirittura a non aver rapporti con il proprio vicino di casa, non importa se questo sia il proprio fratello. Tutto l’affetto che è impossibile donare ad un essere umano viene riversato completamente sulle pecore, considerate alla pari di vere e proprie figlie (o mogli): vengono coccolate, lavate e portate a concorsi di “bellezza” dove si possono confrontare con quelle degli altri contadini. Questo è quello che accade in una società la cui unica speranza di vita risiede nell’allevamento ovino, e che nel momento in cui ne viene privata si ritrova a dover affrontare una crisi lavorativa ed esistenziale. Così i fratelli Gummi e Kiddi diventano gli estremi difensori della loro unica ragione d’esistenza, mettendo da parte ogni legge ed ogni antica acrimonia per salvare le sacre pecore. Essere privati del proprio unico avere significherebbe morire, quindi non c’è pericolo che tenga per i due, tutto ciò che bisognerà fare, sarà fatto, anche a costo della propria di vita. Probabilmente nessun uomo della città potrà mai capire appieno questo sentimento per un animale, eppure nel vedere la semplicità e l’ingenuità di quei contadini non si riesce a non provare un pizzico d’invidia, la sensazione di perdersi qualcosa tra gli imponenti palazzi e il traffico cittadino. Forse la nostra parte più ancestrale ci invita ad un ritorno alla natura, per quanto umile e duro sia.
Questo tipo di suggestioni prodotte dalla pellicola derivano anche dall’ottima fotografia, che permette al paesaggio di diventare un protagonista vero e proprio della narrazione, una presenza tanto bucolica e immensa, quanto spaventosa nel suo nulla. Ciò probabilmente non sarebbe stato possibile senza la presenza di un regista che ha avuto un contatto diretto con il luogo e con la terribile esperienza dell’abbattimento di interi allevamenti (suo padre infatti lavorava nel Ministero dell’agricoltura islandese); la macchina da presa ha infatti uno sguardo familiare e benevolo, capace di far risultare simpatici perfino due uomini burberi e taciturni, ma per nulla inumani. Non a caso quando staranno per perdere tutto si ricorderanno di possedere ancora qualcosa: l’amore fraterno.

Voto: 6,5

Luca Massimo Garavaglia