Dio esiste e vive a Bruxelles

26/11/2015

di Jaco Van Dormael
con: Pili Groyne, Benoit Poelvoorde, Chaterine Deneuve

“Dio esiste e vive a Bruxelles”, prodotto da una collaborazione belga, francese e lussemburghese, è una delusione. Mi aspettavo una commedia incalzante, briosa, pungente. Lo è solo a tratti, le idee sono poche e raffazzonate, gli spunti veramente originali si possono contare sulle dita di una mano, quella che danza con Laura Verlinden, per la precisione: ottima trovata proveniente da “Kiss & Cry”, un lavoro precedente del regista Jaco Van Dormael.
Al termine della visione (mai espressione fu più azzeccata) si resta con un sapore troppo melenso in bocca, già esasperata dagli sbadigli in sala, invece che dalle risate promesse dal manifesto pubblicitario.
La voce di Ea, la misconosciuta figlia di dio, apre le danze descrivendo la misera casa in cui vive la divina famiglia: “dio esiste e vive a Bruxelles: appartamento di tre camere con cucina e lavanderia, senza una porta di entrata e di uscita”, in modo che il dio (rigorosamente con la minuscola) sadico e violento immaginato da Van Dormael e il suo co-sceneggiatore Thomas Gunzig, possa spadroneggiare sui suoi parenti come meglio gli aggrada. Risalta da subito alle orecchie il dettaglio della lavanderia con un’inquadratura sulla lavatrice, riferimento non casuale perché, grazie a un “miracolo” di Gesù, il suo oblò diviene il portale attraverso cui Ea inizia la sua missione sulla Terra e il dio in sedicesimo, interpretato da un cattivissimo Benoit Poelvoorde, rimarrà incastrato nella “trappola per umani” da lui stesso concepita, probabile contrappasso che ripulisce i misfatti architettati a loro danno.
Il regista, infatti ipotizza che tutti i disastri e le sciagure di questo mondo siano scatenati esclusivamente per il divertimento infantile di un dio cinico e carico d’odio che pagherà per il suo carattere inverecondo appena sceso tra i mortali, subendo le stupide regole che aveva imposto dall’alto all’umanità, alcune delle quali suonano familiari: il biscotto con la marmellata cade sempre dal lato sbagliato, la fila accanto procede sempre più speditamente…
Ea segue le orme del fratello raccogliendo proseliti, reietti che hanno in comune un’infanzia problematica, ma non è tanto la trama - abbastanza sconclusionata dopotutto - a importare, quanto il processo narrativo per accumulazione e suggestioni.
Van Dormael afferma che “il film è sotto forma di favola”, A me sembra che abbia voluto accostare troppi generi, creando un pot-pourri di fiaba, commedia, storia surreale e onirica dall’afrore troppo dolciastro che lascia storditi e vagamente nauseati. A proposito dei sogni, chi cura la messinscena dichiara: “Ho fatto spesso i sogni che si vedono nella sequenza onirica. Invecchiando, sto lavorando molto con i sogni. Vado a letto pensando a una parte specifica del film, o a un momento della sceneggiatura, e la mattina dopo mi sveglio con la scena in testa: è un notevole risparmio in termini di fatica”.
Le scene comiche hanno poco mordente, come quando l’erotomane trova lavoro come doppiatore di film porno o Chaterine Deneuve s’innamora di un gorilla. Più convincenti quelle poetico-simboliche: l’erotomane bambino che sguazza all’interno della buca nella sabbia da lui stesso scavata, le risate muliebri più attraenti immaginate come una cascata di perline su una scalinata di marmo, la voce rotta di un barbone che suona come gusci di noci schiacciati da trenta omoni seduti allo stesso bancale.
Ampio spazio invece ai temi del mondo femminile, che si prende la rivincita su una tradizione cristiana paternalista e maschilista, dando la possibilità di esprimersi in un finale pirotecnico anche alla silenziosa moglie di dio (ipotesi forse mutuata dall’indimenticabile “Dogma”) e dell’infanzia, con l’interpretazione straordinaria di Pili Groyne, la combattiva figlia di dio che è in grado di percepire la musica all’interno di ogni persona, forse ciò che di meglio la pellicola ha da regalare al pubblico. Il regista ha probabilmente acquisito la sensibilità che gli permette di mettere in scena personaggi del genere grazie agli spettacoli teatrali per bambini che metteva in scena agli inizi della sua carriera, negli anni ’80.
Un film leggero con spunti particolari che temo non farà la storia del cinema.

Voto: 5

Fabio Giagnoni