Le ricette della signora Toku

11/12/2015

di Naomi Kawase
con: Kirin Kiki, Masatoshi Nagase, Kyara Uchida

Un’anziana signora di nome Toku (Kirin Kiki) si offre come aiuto in un piccolo negozio che produce dorayaki, un tipico dolce giapponese composto da due pancake e riempito con l’an, una salsa dolce rossastra ricavata dai fagioli azuki. Inizialmente Sentaro (Masatoshi Nagase), l’uomo che gestisce il chiosco, rifiuta, per poi finire, suo malgrado, con l’accettare. Toku dimostrerà subito di possedere un dono per la lavorazione dell'an, e proprio grazie alla sua lunga e laboriosa ricetta, la piccola attività comincerà a prosperare. Con il tempo, Sentaro e Toku apriranno i loro cuori rivelando le loro reciproche ferite, in particolare Toku svelerà di essere affetta da un grave malanno.
Presentato, nel 2014, al Festival di Cannes nella sezione Un certain regard, l’ultimo film della regista giapponese Naomi Kawase, sembra voler celebrare la bellezza dimessa di esseri umani dalle storie “piccole”, sfortunate e anonime, e, nondimeno, il canto della natura, vissuta dai giapponesi come entità viva in grado di rivelare in ogni istante a chiunque sia in grado di porsi in ascolto i suoi segreti, regalando gioia e gratitudine per il solo fatto di essere al mondo, malgrado tutto. Infatti a fare da sfondo alla vicenda sono gli alberi di ciliegio cui Toku rivolge spesso il suo sguardo svagato e malinconico (ammirare la fioritura degli alberi di ciliegio (sakura) è una tradizione antica e molto diffusa in Giappone, da inizio aprile fino a metà maggio milioni di giapponesi si riversano in parchi e località amene per assistere allo spettacolo dei sakura in fiore). I due protagonisti sono affiancati da una giovane studentessa, Wakana, cliente abituale del chiosco, anch’essa oppressa da una difficile situazione familiare. A dare spessore alla vicenda narrata, è soprattutto una visione nostalgica della Kawase che sceglie di mostrarci un Giappone lento che, temiamo, non esiste più.
La visione di questo film dona, dunque, una sorpresa inattesa, se infatti il cinema mainstream (dunque americano, ça va sans dire) sembra ormai essere affetto da un gigantismo ipertrofico, dalla mania per gli effetti speciali, i supereroi, al maschile come al femminile (si vedano gli eroi della Marvel, insopportabili da quando sono stati trasposti su pellicola, la longeva serie cinematografica dedicata a James Bond, l’agente speciale maschilista e seduttore, Hethan Hunt il protagonista di Mission Impossibile, una serie altrettanto “muscolare” quanto fortunata) e gli incassi al botteghino, Le ricette della signora Toku si colloca fuori dal coro, ci ricorda quanta poesia si nasconda dietro le storie semplici, di uomini “umani troppo umani”, nell’alveo di film rimasti insuperati, come Ladri di biciclette e Sciuscià.

Voto: 7,5

Annarita Curcio