Star Wars: Il Risveglio della Forza

16/12/2015

di J. J. Abrams
con: Harrison Ford, Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Lupita Nyong’o, Andy Serkis, Max Von Sydow

Cosa avviene dopo i fatti narrati ne “Il ritorno dello Jedi” (1983)? Da qui riprende l'ultimo capitolo della immortale saga ideata nel 1977 da un poco più che trentenne George Lucas. Sono trascorsi quasi quarant'anni dalla nascita di “Star Wars”. Ecco ritornare allora i protagonisti della “vecchia guardia”, certo palesemente âgé: Harrison Ford è un settantenne, mentre Mark Hamill e Carrie Fisher sono due affascinanti sessantenni!

Prima però di addentrarci nella analisi della pellicola, è giusto denunciare, sì non abbiamo sbagliato verbo, una situazione che non ci piace per nulla. Il grande pubblico che tra poche ore si reimmergerà nell'eterno scontro tra jedi e sith – sia ben chiaro che per noi non si tratta affatto, come credono taluni studiosi poco attenti, della lotta tra Bene e Male, bensì tra modernità/democrazia e Tradizione/aristocrazia  incarnate da questi due ordini guerrieri, ma il discorso è troppo lungo per sviscerarlo in una recensione – deve sapere che la Lucasfilm, fondata nel 1971 dal giovanissimo regista, è stata venduta nel 2013 alla Walt Disney Company alla “modica” cifra di quattro miliardi e mezzo di dollari. Dunque, Lucas con questo nuovo episodio non c'entra niente, il tutto è oramai in mano alla Disney.
A tal proposito, in una intervista a “Vanity Fair, lo stesso Lucas ha fatto delle dichiarazioni assai inquietanti: “Hanno guardato i miei soggetti e hanno detto: 'vogliamo fare qualcosa per i fan'. La gente non si rende conto che in realtà è una soap opera, parla di problemi familiari, non parla di astronavi. Hanno deciso che non volevano usare quelle storie, hanno deciso che avrebbero fatto la loro cosa. A quel punto mi son rassegnato. In fondo a loro non interessava nemmeno tanto coinvolgermi. Perché non faranno quello che avrei voluto facessero. E non ho più controllo. Mi son detto: ok, io me ne vado per la mia strada, loro per la loro”. La citazione è un po' lunga, ma è pur vero che riteniamo giusto far conoscere certe cose, di come oggi il mercato sia diventato un mostro persino in una nazione come l'America, che in fin dei conti, se le si toglie il potere economico, ne rimane ben poco.
J. J. Abrams, il regista di questo ultimo episodio, è stato subito costretto a rispondere alle accuse di Lucas: “Prima che mi presentassi, la Disney aveva già deciso che voleva cambiare direzione. Ma lo spirito di quello che lui ha scritto, prima e dopo, è il fondamento su cui il nostro film è stato costruito”. È stato perciò capace il talentuoso creatore della cervellotica serie “Lost” di riprendere la mitopoiesi di Lucas, la quale è stata parzialmente basata sulle teorie dello studioso americano Joseph Campbell (1904 –1987), di origine cattolica e le cui idee sono spesso poste accanto a quelle di un tradizionalista come Mircea Eliade? Può Abrams, di formazione ebraica, dunque con una lettura mitologica lontana da quella di Lucas e dello stesso Campbell, aver compreso bene quel côté mistico-religioso che è stato uno dei motivi del successo di “Star Wars”? Non ne siamo molto convinti. Probabilmente, Abrams è assai più adatto a gestire la ripresa dell'altra grande saga fantascientifica, “Star Trek”, totalmente laica, intellettuale e dove la spiritualità è un argomento vago, quasi per popoli primitivi. E sta proprio qui una altra cosa che non va: ormai c'è “Un solo uomo al comando” (è il caso di dirlo, visto che si parla di astronavi), e i destini di “Star Trek” e “Star Wars” sono entrambi nelle mani di Abrams. Le due saghe rivali da sempre, praticamente antitetiche, gestite ora da un unico autore, che, per quanto bravo, non potrà non seguire delle logiche commerciali. Se poi vogliamo dirla tutta, i primi due suoi film del “reboot” del capolavoro creato da Gene Roddenberry nel 1964 sono assolutamente eterodossi. Purtroppo, il “Fenomeno Abrams” non è un bel segnale, se si spera in una fantascienza pluralista e diversificata, che è poi ciò che rende questo genere così affascinante.

Proprio sull'ultimo episodio della Saga della Forza, Gianfranco de Turris, un decano negli studi di settore sul genere fantascienza, si è recentemente interrogato: “E quale sarà questa nuova direzione? Evidentemente quella per cui Abrams è specialista e per cui è stato chiamato: una pura space opera movimentatissima, un videogioco spaziale super-tecnologico, un qualcosa che possa piacere ai giovanissimi delle nuove generazioni dei tablet, degli smartphone e di Facebook, un appiattimento e semplificazione di quei toni da favola (da soap opera dice Lucas) che avevano caratterizzato da sempre la serie”. Visto il film, possiamo ora finalmente rispondere a queste domande, alle quali daremo però due risposte.

Cominciamo con quella da esperti e studiosi di “Star Wars”. Dunque, “Il risveglio della Forza” è un puro espediente commerciale, quasi “blasfemo” per la ignoranza sui contenuti del mondo immaginario elaborato da Lucas. L'episodio in questione è poi un mezzo-plagio di quelli IV e VI (prima trilogia): una altra Morte Nera, il solito figlio passato al Lato Oscuro che lotta contro il padre o maestro, ecc., può bastare? Purtroppo non finisce qui, giacché esso presenta una sequela di banalità e di battutine sciocche che affogano in un mare di buonismo. Per non parlare poi dei tanti errori: Abrams non sa come funzioni un raggio traente e fa utilizzare la spada laser al primo che capita, benché privo di addestramento. L'apice della ira per chi, come noi, è cresciuto con “Star Wars” sta tuttavia nel constatare la somma incompetenza palesata da Abrams nel gestire il cuore stesso della Saga: la Forza. Difatti, questa viene mostrata nel film come un potere qualsiasi, alla stregua di quelli innati dei supereroi americani. “Blasfemia” abbiamo detto poc'anzi... certo, poiché per chi sa, il “Il risveglio della Forza” è praticamente inguardabile.

Vi è però, come detto, anche una seconda risposta che si può dare ai sopracitati interrogativi di de Turris. Sarebbe a dire, sul tentativo di far apprezzare la Saga oggi. Riportiamo quindi le parole di una addetta della Disney al momento dell'anteprima stampa: “È un film per tutti e non c’è bisogno di aver visto gli altri per poterlo seguire”. Aggiungiamo noi che tanto i ragazzini che poco o nulla sanno di quel mito che è stato “Star Wars” non si potranno accorgere della minestra riscaldata proposta da Abrams. Per intenderci, la giovane attrice inglese Daisy Ridley (Rey) ha pubblicamente dichiarato che prima di girare questo film, aveva sentito parlare della Saga solo dai suoi genitori! Per le nuove generazioni vedere un episodio di “Star Wars” che assomiglia a uno di “Twilight” non farà certo storcere il naso. La Disney ha voluto fare tabula rasa del lavoro pluridecennale di Lucas, proprio per creare un nuovo franchise  appetibile per il pubblico adolescente.
In conclusione, ci rivolgiamo direttamente a J. J. Abrams: caro signore, non dubitiamo della sua comprovata capacità di cineasta e produttore; come del resto non nutriamo alcuna incertezza nel ritenere che lei abbia prima rovinato “Star Trek” e ora distrutto “Star Wars”.

Voto: 3

Riccardo Rosati