Point Break

26/01/2016

di Ericson Core
con: Luke Bracey, Edgar Ramirez, Ray Winstone, Teresa Palmer, Delroy Lindo

Non confondiamoci: questo è il Point Break di oggi e allora è meglio evitare qualsiasi paragone, perché il film di allora - stiamo parlando di 25 anni fa - si può considerare per vari motivi epico. Per il film di oggi, se vogliamo usare un aggettivo, dobbiamo parlare di adrenalinico. Allora, se ci abbandoniamo alla bellezza delle immagini, all'elevatissimo grado di difficoltà degli sport estremi ripresi in tutta la loro spettacolarità, la forza adrenalinica è davvero notevole, mentre il filo conduttore della storia appare molto più debole. Dopo una corsa in moto davvero al cardiopalma, con successivo salto nel vuoto, veniamo trasportati negli uffici della FBI sette anni dopo. Qui scopriamo che il protagonista, Utah, si infiltrerà in un gruppo che più che compiere rapine si propone uno scopo quasi opposto. Bodhi e compagni infatti vogliono restituire alla Terra ciò che, secondo loro, le è stato sottratto e non si considerano dei criminali. Come dicevamo, dunque, più che seguire la storia è meglio lasciarsi coinvolgere – e di conseguenza impressionare - dalle imprese di sport estremi, in grado di trasmettere agli spettatori scariche di adrenalina ad alta gradazione. Per dare una logica alle differenti prove è stato immaginato un cimento chiamato le Otto prove di Ozaki. Sono prove di motocross, paracadutismo, volo in wingsuit (volo con tuta alare), free-climbing, surf con onde alte oltre 25 metri, considerate le più alte degli ultimi 10 anni, immaginate a Biarritz in Francia, ma in realtà trovate alle Hawaii. Nei diversi momenti sono stati coinvolti grandi atleti di differenti sport, sia come controfigure che come esperti tecnici. Hanno girato in 11 Paesi di quattro continenti. Hanno fatto, tra l'altro, snowboard sulle Alpi e free-climbing in Venezuela lungo le Angel Falls, considerate le cascate più alte del mondo, in un parco nazionale ugualmente considerato uno dei pochi posti ancora inesplorati sulla faccia della Terra e indicato anche come uno dei più belli.
A esaltare ancora di più la bellezza delle immagini e la pericolosità delle imprese, al cardiopalma anche per gli spettatori, è il 3D, capace di far sentire chi guarda impegnato a cavalcare altissime onde o scalare pareti di montagna quasi lisce con ben poco appiglio per le mani e i piedi. Spettacolare dunque, a patto di non volersi concentrare sulla storia e quasi lasciarsene distrarre. E da vedere su grande schermo per sentirsi davvero al centro dell’azione.

Voto: 7

Valeria Prina