La Ricompensa del Gatto

06/02/2016

di Hiroyuki Morita
con: Animazione

Gli anime (cartoni animati giapponesi) vantano meritatamente una tradizione internazionale consolidata da oltre mezzo secolo.
Lo studio Ghibli, nome ispirato a un aereo da ricognizione dell’aviazione regia italiana che è una metafora della determinazione a creare qualcosa di totalmente nuovo nell’ambito dei cartoni - esperimento assolutamente riuscito -, nasce con questi propositi una trentina d’anni orsono, grazie agli sforzi di Hayao Miyazaki, premio Oscar alla carriera nel 2014 (che d’altronde da più parti si dubita sia veramente giunta al termine come da lui espressamente dichiarato) e un manipolo di coraggiosi collaboratori, nel tempo divenuti oltre centocinquanta, compreso Gorō, talentuoso figlio del fondatore.
Ai tempi di Ponyo sulla scogliera (2008) lo studio diviene l’unico al mondo a rifiutare in toto la computer-grafica e tuttora le tavole illustrate vecchio stile rappresentano il marchio di fabbrica della casa di produzione, scelta apparentemente anacronistica, ma in fondo neanche troppo audace, vista la qualità e la particolarità dei prodotti artistici, dedicati solo in parte ai più giovani, che li hanno resi famosi in tutto il mondo.
Cartoni apprezzabili anche e soprattutto dagli adulti quindi, per la loro ottima, ineccepibile fattura, per la profondità di alcune tematiche trattate e per la delicatezza e il rispetto con cui sono affrontate.
Alla regia non si alternano di volta in volta solo padre e figlio, ma anche diversi collaboratori, tra cui Hiroyuki Morita che già aveva avuto modo di lavorare con entrambi rispettivamente in Kiki-Consegne a domicilio e I racconti di Terramare.
Questo suo La ricompensa del gatto si divide tra la coerenza di un mondo “normale” con un unico elemento fantastico (la capacità di parlare coi gatti, come fa la streghetta Kiki col suo Gigi) e l’ingresso in un mondo fantastico (come quello di Terramare), il Paese dei gatti, di cui Haru, la giovane protagonista che a tratti ricorda Alice nel paese delle meraviglie, rischia di divenire abitante in pianta stabile con tanto di coda, orecchie e baffi, non fosse per il sostegno del gatto Baron che l’aiuta a contrastare la tracotanza del Re dei gatti. Un’opera dedicata alla ricerca della propria identità durante l’adolescenza e del successo nel trovarla, passando ad una fase più matura della giovinezza.
Il film è uno spin-off dal precedente I sospiri del mio cuore (1995), in realtà risale a quasi 15 anni fa essendo del 2002, ma siccome non uscì nei cinema italiani all’epoca, viene presentato eccezionalmente nelle sale nazionali solo per due giorni, il 9 e il 10 febbraio.
Consigliato non solo agli amanti dei felini e degli anime, che però non possono perdere un’occasione ghiotta come questa.

Voto: 6

Fabio Giagnoni