Revenant

06/02/2016

di Alejandro González Iñárritu
con: Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Domhnall Gleeson, Will Poulter, Forrest Goodluck

Sono stato piacevolmente stupito dal film “Revenant – Redivivo”, ultima fatica di Alejandro González Iñárritu, con protagonista Leonardo Di Caprio.
Premetto subito che non è un film semplice che si può vedere dopo una giornata faticosa; le quasi due ore e mezza abbondanti di visione possono essere motivo di scoraggiamento. Ci vuole il giusto momento per assaporarlo e la corretta ambientazione per comprenderlo. Anche la sceneggiatura, e il genere, non sono propriamente per il grande pubblico: Nord America, nel periodo a cavallo tra le guerre di secessione con ancora la tragedia in atto verso il popolo indiano e indigeno locale. I protagonisti sono uomini che cercano di sopravvivere catturando e vendendo pelli di animali a grossisti facoltosi. Vita dura per loro, molto dura.
Io, al contrario e molto fortunatamente, sono riuscito a trovare un dignitosissimo cinema in pieno Milano completamente vuoto. Sala deserta, quasi trecento posti, spettacolo delle 22.15 e bicchiere di bibita alla mano. Io, le soffici poltrone, il silenzio e il film. Nient’altro. Esattamente il clima ideale per gustare gli splendidi paesaggi, la notevole fotografia della pellicola e la musica, a tratti enigmatica, della proiezione.
Aspetto che più ho apprezzato nel film è stata la partecipazione di Di Caprio. Nonostante anni fa non lo considerassi come attore con divenire mi sono dovuto ricredere. Lontani sono gli anni di Romeo+Giulietta nel quale lo stesso Leonardo era parodia e macchietta (trash) di un capolavoro eterno; oggi si vede un attore maturo, con spessore artistico che in diversissimi film regge la scena e non annoia. Nell’ultimo film credo alle parole stesse del protagonista: “Credo di aver dato tutto me stesso in questo film, non potrei fare di meglio”. Ho percepito quello che voleva trasmettere: dolore, sofferenza, cambiamento.
Una continua e crescente qualità che si tocca con mano sia nelle – poche – scene gioviali che in quelle dove il dolore è rappresentato da carni lacerate, tormente e sangue.
Mai forzato, mai lento, mai banale: una pellicola che riesce con tutto il cuore a trasmettere perfino il sapore dell’aria delle ambientazioni dell’epoca.
Un film talmente ricco di dettagli che a mio avviso merita una seconda visione: è obbligatorio rivederlo per godersi i dettagli dei protagonisti che cambiano la storia alla visione d’insieme che rende tutta la sceneggiatura una vera opera d’arte.
Film che eccezionalmente risulta metafora di maturità sia del protagonista che dell’attore. Di Caprio è attualmente ciò che il protagonista diventa alla fine: migliore. Un migliore conquistato nel tempo, nella fatica e nel sangue. Chiamatemi romantico ma il finale lascia veramente quella sensazione di incredulità che innesca il ragionamento; altro dettaglio che rende il film più gustoso che mai.

Un plauso proprio di cuore a te, Leonardo.

Voto: 8

Francesco Cantù