The Danish Girl

18/02/2016

di Tom Hooper
con: Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Amber Heard, Matthias Schoenaerts, Adrian Schiller

Se sei un pittore di successo, hai una moglie bellissima con cui fai l’amore ogni sera e che fa il tuo stesso mestiere, una casa e anche un cane, sei legittimato a pensare che tutto stia andando per il verso giusto. Così deve aver pensato Einar Wegener, vissuto in Danimarca negli anni venti, per lo meno fino a quando un evento non gli cambiò la vita. Un giorno insieme alla moglie decide per gioco di vestirsi da donna per andare ad una festa, facendosi chiamare Lili; ma i lunghi abiti e il trucco si adattano ad Einar più di quanto camicia e cravatta abbiano mai fatto, e da quel giorno l’uomo scopre la sua natura femminile. In poco tempo Lili spodesta Einar e aiutato costantemente da una moglie che desidera sempre meno, ma che ama ugualmente, decide di sottoporsi ad un operazione mai eseguita prima, per cambiare sesso e diventare pienamente se stesso.
Questa è una vicenda che sembra essere stata scritta per i giorni nostri, criticati da molti per una presunta decrescente presenza di standard definiti “naturali”, dove l’orientamento sessuale è ancora un tema scottante e per alcuni ancora considerabile come una malattia curabile. Invece questa storia (vera) si svolge quasi cento anni fa, in una terra non troppo lontana nella quale un omosessuale poteva rischiare il linciaggio, figuriamoci una persona che ritiene di essere nata nel corpo sbagliato, quello di un uomo. Einar era considerato da tutti i medici uno schizofrenico, rischiando persino di essere internato in qualche manicomio: ma Lili era finalmente uscita e non avrebbe permesso a nessuno di rilegarla ancora dentro di lui. Con convinzione e forza di volontà, unitamente allo stress psico-fisico per il cambiamento e la consapevolezza di dover abbandonare e far soffrire l’unica persona che abbia mai amato, è riuscito a trovare una soluzione per diventare quel che sapeva di essere. L’operazione era rischiosa e mai tentata, sapeva di rischiare la vita, ma valeva la pena tentare per rivelare la sua natura in toto. Ciò che è raccontato nel film forse è un po’ troppo romanzato, ma Lili Elbe è diventata - e non per caso - un mito per i movimenti che sostengono i diritti delle persone transessuali in tutto il mondo, motivo di speranza per tutti coloro che nascondono la propria essenza per paura dei giudizi altrui.
Per raccontare un simile percorso era necessario un regista in grado di entrare nell’intimo del personaggio, con delicatezza e senza scadere in banalità, sottolineando pregi e difetti, scontri sia personali d’identità sia con il mondo circostante, in modo da poter arrivare allo spettatore lentamente, facendogli vedere qualcosa che lo stupirà e forse turberà, ma che alla fine potrebbe accendere in lui una scintilla. Questo ruolo l’ha svolto molto abilmente Tom Hooper, il regista britannico che abbiamo potuto apprezzare per qualità simili ne “Il discorso del re”; ma forse il vero tocco in più in questa pellicola l’hanno dato i due attori Eddie Redmayne e Alicia Vikander. Il primo capace di immergersi in un ruolo immensamente complesso, tra continui cambi di vestiario (non credo sia facile imparare ad andare sui tacchi), di voce, ma soprattutto di gestualità: Einar e Lili sono due persone completamente distinte. Altrettanto convincente la prova della Vinkader, che rende la frustrazione della moglie con un interpretazione carica di pathos e qualche sprazzo di alleviante ironia.
Una drama biografico efficace dunque, grazie alla sua misura, ma anche un film pieno d’amore in ogni sua forma, per se stessi e per gli altri, quell’amore capace di superare ogni ostacolo, sia fisico che mentale.

Voto: 7

Luca Massimo Garavaglia