Wax: We Are the X

23/03/2016

di Lorenzo Corvino
con: Jacopo Bicocchi, Gwendolyn Gouvernec, Davide Paganini, Rutger Hauer, Jean-Marc Barr, Andrea Renzi, Andrea Sartoretti, Lily Bloom

Due giovani italiani e una ragazza francese vengono inviati a Monte Carlo per le riprese di uno spot. Hanno a disposizione una settimana per portare a termine l’incarico. Il viaggio diventa presto una avventura rocambolesca attraverso il sud della Francia e la Costa Azzurra: saranno messi a dura prova da incontri ed eventi che vanno oltre il loro controllo. L’intensa relazione a tre che si innesca nel gruppo si offre come simbolo del confronto tra trentenni europei, alla ricerca di un riscatto generazionale.

Il film si presenta subito come un mockumentary, con la tipica anticipazione di un accadimento immancabilmente funesto. Qui troviamo un sorprendente cameo di Rutger Hauer, che si fa intervistare da un volto noto del cinema nostrano: Andrea Sartoretti. Questo “falso documentario” è ben fatto per una opera prima, malgrado tale difficilissimo genere filmico non venga sempre perfettamente rispettato. Poco male, poiché la idea di utilizzare una molteplicità di apparecchiature di ripresa (cellulari, telecamere a circuito chiuso, ecc.) è stata positivamente coraggiosa per un regista alle prime armi. Anzi, sarebbe più corretto affermare per un intero cast, giacché tutti i collaboratori di Corvino erano praticamente all'esordio da professionisti.

Ci dispiace però rilevare che di pecche l'opera ne presenta diverse. A partire dalla protagonista femminile (Gwendolyn Gourvenec), la quale non convince, mostrandosi come un noioso cliché della francesina emancipata e tanto snob. In generale, la storia comincia ottimamente, per poi perdersi dietro al formalismo. Purtroppo, le dichiarazioni dello stesso regista – in occasione della anteprima stampa romana – dove ha esortato a fare “attenzione ai formalismi”, non sono affatto coerenti con il risultato finale del suo lavoro. A tal proposito, è stato interessante ascoltare il racconto dell'inconsueto tipo di recitazione da parte dei due protagonisti maschili (Jacopo Maria Bicocchi e Davide Paganini), per via della suddetta complessità delle riprese, che li ha sovente costretti a non recitare faccia a faccia.

Tirando le somme, un plauso va comunque rivolto al giovane e istrionico Corvino, benché egli non si sia accorto di aver almeno parzialmente tradito quelle che erano le sue intenzioni originarie, girando una pellicola che è più forma che contenuto. Invero, il suo film manca quasi totalmente di quella necessaria vis politica, portando la storia sostanzialmente “fuori tema”, così da rivelarsi come una commedia intelligente, piuttosto che una autentica denuncia sociale. Quella generazione di “sacrificabili” di cui si parla all'inizio della narrazione non solo non viene raccontata, ma non sembra neanche essere realmente arrabbiata, concedendosi svariati lussi e piaceri.
“WAX: We Are the X” è sì l'esordio di un regista che potrebbe riservarci delle belle sorprese in futuro... ma oggi? Bene, questa opera ci dimostra come i trentenni italiani siano delle foglie al vento: inclini a piegarsi, invece di resistere sino a spezzarsi; facili da sradicare, poiché privi di radici; in altre parole, senza quelle convinzioni profonde che oggi vengono puntualmente bollate col termine “ideologia”.

Voto: 6,5

Riccardo Rosati

“We are the X”: siamo l’incognita, la generazione nata tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli ’80, senza radici e senza una meta, tanti giovani adulti, spesso ancora immaturi, come i due italiani protagonisti della pellicola, “sacrificabili” per alcuni.
La produzione introduce WAX così: “Questo è l’esempio di come un film indipendente va fatto”, effettivamente nonostante sia low budget e finanziata privatamente, è un’opera prima ambiziosa.
Dalle precedenti esperienze del regista nel campo della pubblicità prendono le mosse tutti i rivolgimenti che accadono al terzetto protagonista della storia, che comprende anche Gwendolyn Gourvenec nel ruolo dell’aspirante attrice dello spot in Provenza. Uno dei tanti, forse troppi, autoriferimenti presenti, peraltro scusabili vista l’inesperienza, nel debutto del vulcanico regista e sceneggiatore, Lorenzo Corvino, accompagnato da altre undici nuove figure professionali, tra cui i produttori, il direttore del cast e Valeria Vaglio, che merita una menzione speciale per la colonna sonora del film, suonata in parte anche dal vivo. Altra trovata ridondante è infatti la candid-camera in cui i nostri cascano in pieno, dove un famoso attore francese interpreta se stesso che recita la parte del ricco criminale nella puntata pilota di uno scherzo televisivo.
Non capitano solo disgrazie ai tre giovani: si godono il loro ménage à trois e si vendicano dei tiri giocatigli. Ho dubbi sulla verosimiglianza dell’entità fin troppo cospicua del fondo cassa in contanti loro generosamente affidato da un truffatore e su dove finirà il loro amore una volta esaurite quelle sostanze, ma la sospensione dell’incredulità regge comunque abbastanza bene per tutta la durata del film.
Il recitato accoglie tre lingue (italiano, francese ed inglese) e la partecipazione di un attore del calibro di Rutger Hauer, straordinariamente ospitato per un cameo in un debutto italiano, il regista divertito ed emozionato (è anche la sua prima coi giornalisti) ci ha raccontato come è riuscito ad aggirare il “NO” perentorio, condito da una sfilza d’insulti, del suo agente internazionale.
“Self(ie)” o semplicemente road movie, chiamatelo come preferite, è un’opera girata in soggettiva, una sorta di videoblog degli avvenimenti registrato tramite diversi tipi di camera, comprese quella degli smartphone, più adatte a questo tipo di diari virtuali; il regista inventa anche la dual-cam, che riprende contemporaneamente dai due lati del cellulare, un anno prima che venga commercializzata.
Si colgono velleità politiche, alcune battute lasciano il segno: la francese ci sgrida: “Avete poca coesione sociale!”, “Sapete solo sistemare i problemi, non risolverli”, gli italiani alla fine risponderanno: “Saremo l’ora X per quelli che ci hanno considerato sempre e solo dei sacrificabili”.
Ormai siamo costretti a rubare il lavoro, facciamolo con stile, tenendo gli spettatori incollati allo schermo.

Voto: 7

Fabio Giagnoni