Desconocido

29/03/2016

di Dani de la Torre
con: Luis Tosar, Javier Gutiérrez, Goya Toledo

È decisamente un bel film, molto ricco e leggibile (dopo, a mente fredda) su diversi piani narrativi e psicologici. Ma è anche e prima di tutto una continua scarica di adrenalina, in un crescendo di tensione costruita con diabolico equilibrio e misura dalla sceneggiatura e dalla regia.
    Fin dalle prime scene raggiunge livelli sempre più acuti di angoscia e di tensione, strato dopo strato ma inesorabilmente.
Noi siamo in quella macchina, noi non possiamo alzarci dai sedili (neppure da quelli della sala di proiezione, ovviamente), noi non abbiamo idea di come andrà a finire. E scusate se è poco.
Si comincia dai primi, casuali segni premonitori (Hai lasciato aperta tu la macchina? Questo cellulare è della mamma? Qui dentro c’è un odore schifoso…), poi la prima telefonata, il ricatto e la minaccia, il dubbio che rimbalza tra padre e figlia, la conferma incerta che sì, a tastoni sembra proprio che ci sia qualcosa sotto i sedili, e poi la sensazione immediata di totale impotenza, e al telefono il ricattatore che continua implacabile a ripetere le sue richieste, a tratti lucido e freddo, a tratti travolto lui stesso dalla tensione.
Mentre saltano tutte le remore morali ed emerge il cinismo familiare nei rapporti che sembrano ormai definitivamente disumanizzati, la corsa in macchina si trasforma in un gioco al massacro, che sembra senza più scopo: non ci si può fermare, non ci si può muovere dai sedili, non c’è nessun posto in cui nascondersi, fuggire, salvarsi.
Onnipotente, l’altro, al telefono, vede e sente tutto, e ad ogni salto di tensione Carlos si trova sempre di più con le spalle al muro, mentre intorno tutto frana, la sua dorata e cinica normalità, la sua vita, le sue aspettative. Implacabilmente, ogni spiraglio, ogni momentaneo allentamento della tensione sarà solo illusione. Quando ‘finalmente’ Carlos viene prima braccato e poi bloccato dalla polizia,  e sembra esserci per un attimo ‘fuori dall’auto’ qualcuno che forse può capire, e aiutare… improvvisamente la situazione si rovescia imprevedibilmente e il gioco ricomincia, la tensione torna alle stelle.
Nel precipitare degli eventi, coinvolti in un gioco che è diventato più persecutorio che ricattatorio, le stesse vicende umane di Carlos e del suo ricattatore Lucas un po’ sbiadiscono, rimangono necessariamente sullo sfondo, quasi soltanto funzionali ad alimentare la tensione, così come i personaggi secondari, il loro parlare ed il loro agire, restano comunque distanti, fuori da quella macchina: e questo isolamento aggiunge ulteriore tensione, predispone equivoci, apre altre possibili opzioni ma tutte minacciose.
Solo loro due contano, la vittima e il carnefice, legati dall’inizio alla fine dal telefono, solo loro due sanno davvero quel che sta succedendo e quel che deve succedere, e, alla fine, saranno proprio e soltanto loro a giocarsi l’ultima partita. Il mondo resta fuori, senza capire.
Tecnicamente il film è veramente ben fatto, ben costruito su questo montante di tensione che tutto il resto della storia alimenta molto efficacemente, compreso il tema – più strumentale alla vicenda che realmente sviluppato – delle frodi bancarie che sono all’origine del dramma.
A partire da una sceneggiatura quasi sempre perfetta e dalla  scelta di una fotografia tutta grigio-verde-nera (mancano totalmente i toni ‘vivi’: i rossi, i gialli, i blu), passando per dialoghi serratissimi e senza sbavature e inquadrature nervose e sincopate, per arrivare ad una recitazione assolutamente credibile (almeno per Carlos - Luis Tosar), tutto fa di questo film una macchina (sic) emozionale travolgente, davvero efficace.
Insomma un road movie frenetico, dagli ingranaggi narrativi quasi perfetti, che rimane tale anche se la totale concentrazione sul  duo Carlos-Luis finisce per lasciare ‘sfocato’ tutto il resto.  E un po’ sottotono è anche il Luis ‘di persona’ (il cattivo), finalmente visibile, sembra quasi amichevole, un po’ naif.
Le sue motivazioni restano contraddittorie e perciò poco credibili (animato da una comprensibile, esasperata sete di vendetta, o avido e abile nel dribblare le difese di Carlos e nel pilotare sui suoi conti alle Cayman i soldi estorti ai clienti di Carlos?) .
Al telefono invece il suo personaggio è perfetto, alterna lucidità a isteria, mettendo la sua vittima continuamente con le spalle al muro, non gli lascia un filo d’aria.
Al di là di queste marginali smagliature, Desconocido resta un film originale e molto, molto coinvolgente, credibile al 95% nei meccanismi psicologici e nel dipanarsi dell’azione, tecnicamente impeccabile. E il bello è che è un’opera prima.
Da vedere assolutamente, salvo cardiopatie o ipertensione conclamata.

Voto: 8,5

Davide Benedetto