Grimsby – Attenti a quell’altro

08/04/2016

di Louis Leterrier
con: Sacha Baron Cohen, Mark Strong, Isla Fisher, Rebel Wilson, Gabourey Sidibe, Penelope Cruz

Non prendete Grimsby sul serio, non riuscireste a capirlo, davvero.
Anche se il regista, il cast, gli stunts e i coreografi (sic) lo hanno realizzato con estrema cura e professionalità, il modo migliore per godersi l’ultimo (letteralmente) pirotecnico lavoro di e con Sacha Baron Cohen (SBC nel seguito), è prenderlo così come viene, che è poi non a caso la filosofia di vita del protagonista.
Ecco quindi il nostro Nobby (SBC), ingegnoso e fiero cittadino, anzi “figlio di”, Grimsby, un sobborgo inglese di non si sa dove, molto cokney e molto degradato e gemellato con Chernobyl (…), vanta nove figli, moglie XXL e mille trucchi per campare una vita in cui calcio e sbronze collettive sono carburante per attraversare lo squallore quotidiano. Alla pecoreccia perfezione della sua vita da perdente manca solo l’amato fratello, perso di vista da ormai quasi trent’anni, celebrato nel ricordo immobile della loro cameretta da ragazzi.
Nella squadra dei vincenti gioca invece Sebastian (Sebo), il fratello perduto: superspia, cattivissimo e addestratissimo, nuota con eleganza in un mondo dove tutto è veloce,frenetico, tecnologico, e in cui la mission impossibile è regolarmente e brutalmente celebrata.
Insomma due fratelli, due mondi che più diversi non si potrebbe, quasi quasi due film al prezzo di uno: da un lato l’action movie patinato à la Ethan Hunt, dall’altro la farsa ‘cockney-borgatara’della più bell’acqua. Due storie destinate a collidere, disastrosamente, freneticamente e sempre più grottescamente.
Narrativamente il film non esiste, il plot è ridotto al minimo sindacale, quando va bene è totalmente prevedibile, quando va male affonda nel silenzio.
Ma la storia è ovviamente solo il filo conduttore per una serie di gag sempre più pecorecce e paradossali, mentre intorno l’action movie continua a svolgersi, fedele a se stesso, è quasi il fondale d’ambientazione, il palcoscenico per  l’esilarante talento totalizzante di SBC.
Il tutto funziona solo grazie a lui, che con disinvoltura da trapezista, in ogni singola scena fa a pezzettini la sua dignità umana, per poi rialzarsi fischiettando e risolvere la situazione, a modo suo s’intende, caciarone ma imperterrito, dissacrando tutto e tutti, pur di compiere la sua mission: salvare il mondo? No, rimanere incollato all’amato, perduto e ritrovato fratellino.
E  così, quasi con sadismo, Nobby (SBC) demolisce tutti i luoghi retorici del racconto e del linguaggio cinematografico: patriottismo e solidarietà operaia, amore e famiglia, da una parte; esotismo da spy story, scena madre di seduzione e flash back d’infanzia dall’altro. Niente resiste, restano tutti lì, frantumati zampe all’aria, ribaltati sul carapace, e lui contempla, sogghigna per un attimo e va oltre.
Questo incredibile, picaresco e guignolesco feuilleton, rimane senza paragoni, sui generis: ritorna magari un po’ il fascino dissacrante di Belmondo in Come si distrugge la reputazione del più grande agente segreto del mondo (del 1973!), ma lì il gioco era più facile, lezioso, il grottesco era un tessuto organizzato. Qui no, qui c’è un allegro e scientifico sbrago continuo.
Non si può – ovviamente prendere sul serio un film così, che funziona – e molto, soprattutto la seconda parte – proprio perché è invece manifattura cinematografica impeccabile – e originale.
Difficile anche trovargli difetti, anche perché è letteralmente inqualificabile, senza paragoni: SBC ritaglia dal vero e crea la sua nuova fenomenologia del perdente Nobby e ce la butta addosso, punto. Il resto è, appunto, utile e perfezionata coreografia. Unico neo, volendo, la voce di doppiaggio di Nobby, che sembra un po’ distante dal suo personaggio, creando un certo disagio.
Per il resto questo film o lo si gusta senz’alcun rispetto (per se stessi), o lo si disprezza ferocemente . noi lo abbiamo gustato, e molto.
Da vedere con abbigliamento e animo rilassati, e inclini all’oblio di sé.

Voto: 7,5

Davide Benedetto