La Sposa Bambina

01/05/2016

di Khadija Al Salami
con: Reham Mohammed, Rana Mohammed, Ibrahim Al Ashmori, Naziha Alansi, Husam Alshiabali, Adnan Alkhader, Samaa Alhamdani

I am Nojoom, age 10 and divorced, tratto dal libro La sposa bambina e mal tradotto come Mi chiamo Nojoom, ho 10 anni e voglio il divorzio (invece di “divorziata”), è un film drammatico che tocca per la prima volta un tema scottante nel mondo musulmano e decisamente tragico: la possibilità di maritare le fanciulle senza alcun limite d’età, derivante da antiche tradizioni tribali. Anche la regista yemenita Khadija Al Salami, prima a diventarlo nel suo Paese, ha provato sulla sua pelle questa traumatica esperienza, riuscendo a sfuggire al suo sposo impostole dalla madre all’età di 11 anni e proseguendo la sua infanzia affidata a un’associazione che le ha permesso di continuare a studiare, a 16 anni una borsa di studio le permise di andare negli USA, dove si distingue laureandosi in Produzione e regia cinematografica. In seguito si trasferisce in Francia e gira decine di documentari, molti dei quali affrontano la condizione della donna nella madrepatria.
Questo genere di matrimoni, che in quasi tutti gli stati del mondo sono ovviamente vietati, colpisce 60 milioni di donne, di cui ne muoiono 70.000 l’anno per emorragia interna o di parto, la maggior parte delle quali in Yemen appunto, una delle nazioni più povere del pianeta.
Il libro stesso è tratto da una storia vera, cui si aggiunge la pulsione emotiva dell’infanzia della regista: il risultato è un’opera sentita e potente, già pluripremiata in una decina di festival del cinema diversi in giro per il mondo. La sua produzione è stata complessa in quanto Al Salami ha voluto ambientarlo e vederlo recitare in Yemen da attori del Paese, se è giunto in porto è stato anche grazie alla collaborazione francese.
La protagonista Noojom, “Stella” come la chiama la famiglia, o Noojod, “Nascosta” come la chiama il padre, che rappresenta il mondo patriarcale e contadino in cui è immersa questa famiglia di coltivatori di caffè, è da egli maritata a un uomo di vent’anni più vecchio di lei, di estrazione non diversa dalla sua che la deflora il giorno stesso delle nozze, mentre il suo sceicco continua le ridicole danze tribali armato di coltello e kalashnicov in una delle scene più efficaci del film che sottolinea tutta la brutalità insita in tali pratiche. La mattina successiva si apre sulla testa mozzata di una pupa, la bambola della bimba.
I matrimoni si riducono così a contratti tra i capifamiglia che decidono le sorti delle loro donne, scambiate per vacche, letteralmente, tramite incontri davanti a una figura religiosa che intasca la sua parte dalla dote ricevuta dal padre. Alle spalle di una bimba, la cui innocenza si riassume nelle parole pronunciate dal suo sorriso all’ingresso di una grande città: “La strada è coperta da un tappeto nero!”
Un proverbio popolare di quelle parti recita: “Sposala a 8 anni e sarà grande la felicità”, per tutti tranne per l’unica che ci rimette, trattata come una schiavetta da plasmare a immagine e somiglianza della madre dello sposo. La cantante della canzone di chiusura intima: “Non avete il diritto di rubarci i sogni” e sembra parli Noojom e le mille altre piccine come lei, che tramite la bocca della sua avvocatessa chiede “di non condannarci a morte in vita”.

Voto: 7

Fabio Giagnoni