
Dopo
il successo della commedia “Molto incinta”
di Judd Apatow e l’Emmy per “Grey’s
Anatomy”, Katherine Heigl torna sul grande
schermo, confermando il suo poliedrico talento
con “27 volte in bianco”, la brillante
commedia frutto della sceneggiatura di Aline Brosh
McKenna (“Il diavolo veste Prada”).
Stavolta la famosa “dottoressa Izzie”
si toglie il camice per vestire i panni di Jane,
una giovane ragazza con la irrefrenabile propensione
di prendersi cura degli altri e 27 abiti da damigella
d’onore nell’armadio ne sono la prova.
“Come tante persone - dice Katherine Heighl
- Jane è fiera di fare le cose nelle quali
eccelle ed è chiaro che si diverte a fare
la damigella d’onore, ma diciamo che forse
è andata un po’ oltre in questo,
nel senso che si riempie la vita esaudendo i desideri
degli altri, vivendo i sogni degli altri, rinunciando
ai suoi ricordi o a quelli che potrebbe costruirsi.”
Lo scopo di Jane è fare felici gli altri,
senza preoccuparsi mai di sé stessa, ma
così facendo il passo da damigella d’onore
a sposa si allunga sempre di più, finché
due avvenimenti imprevisti travolgono la sua esistenza:
l’incontro con Kevin (James Marsden), cinico
giornalista del New York Journal, frustrato dal
suo incarico per la rubrica domenicale “Matrimoni”,
e l’arrivo in città di sua sorella
minore Tess (Malin Akerman). Il primo le apre
gli occhi sulla follia consumistica che gira attorno
alle cerimonie nuziali, mentre la seconda le ruba
involontariamente George (Edward Burns), il suo
capo, di cui la ragazza è segretamente
innamorata da sempre. Protagonisti sullo schermo
anche i colori e l’eleganza dei 27 abiti
creati da Catherine Marie Thomas, nella cui realizzazione
ha influito molto l’esperienza della Fletcher
nel mondo della danza; si va dall’abito
alla “Via col Vento” con seta gialla
e fiori d’arancio, a quello “Bahama
Mama” rosa shocking con tulle rosa e giallo
su tutta la gonna, dal “Vestito da Cowgirl”
con relativo cappello al “Vestito subacqueo”
con maschera e boccaglio abbinati. “Volevo
trasformare gli abiti in veri costumi di scena
- spiega la regista - con accessori combinati
che facessero pensare che prima o poi gli attori
si sarebbero esibiti in un numero di danza.”
Il tutto combinato alla strepitosa cornice newyorkese
e ai ritmi frenetici della protagonista, in memoria
delle scene più esilaranti de “Il
diavolo veste Prada”.
Voto: 6,5
Barbara Maura