27 volte in bianco

03/05/2008

di Anne Fletcher
con: K. Heigl,J. Mardsen,E. Burns

Dopo il successo della commedia “Molto incinta” di Judd Apatow e l’Emmy per “Grey’s Anatomy”, Katherine Heigl torna sul grande schermo, confermando il suo poliedrico talento con “27 volte in bianco”, la brillante commedia frutto della sceneggiatura di Aline Brosh McKenna (“Il diavolo veste Prada”). Stavolta la famosa “dottoressa Izzie” si toglie il camice per vestire i panni di Jane, una giovane ragazza con la irrefrenabile propensione di prendersi cura degli altri e 27 abiti da damigella d’onore nell’armadio ne sono la prova. “Come tante persone - dice Katherine Heighl - Jane è fiera di fare le cose nelle quali eccelle ed è chiaro che si diverte a fare la damigella d’onore, ma diciamo che forse è andata un po’ oltre in questo, nel senso che si riempie la vita esaudendo i desideri degli altri, vivendo i sogni degli altri, rinunciando ai suoi ricordi o a quelli che potrebbe costruirsi.” Lo scopo di Jane è fare felici gli altri, senza preoccuparsi mai di sé stessa, ma così facendo il passo da damigella d’onore a sposa si allunga sempre di più, finché due avvenimenti imprevisti travolgono la sua esistenza: l’incontro con Kevin (James Marsden), cinico giornalista del New York Journal, frustrato dal suo incarico per la rubrica domenicale “Matrimoni”, e l’arrivo in città di sua sorella minore Tess (Malin Akerman). Il primo le apre gli occhi sulla follia consumistica che gira attorno alle cerimonie nuziali, mentre la seconda le ruba involontariamente George (Edward Burns), il suo capo, di cui la ragazza è segretamente innamorata da sempre. Protagonisti sullo schermo anche i colori e l’eleganza dei 27 abiti creati da Catherine Marie Thomas, nella cui realizzazione ha influito molto l’esperienza della Fletcher nel mondo della danza; si va dall’abito alla “Via col Vento” con seta gialla e fiori d’arancio, a quello “Bahama Mama” rosa shocking con tulle rosa e giallo su tutta la gonna, dal “Vestito da Cowgirl” con relativo cappello al “Vestito subacqueo” con maschera e boccaglio abbinati. “Volevo trasformare gli abiti in veri costumi di scena - spiega la regista - con accessori combinati che facessero pensare che prima o poi gli attori si sarebbero esibiti in un numero di danza.” Il tutto combinato alla strepitosa cornice newyorkese e ai ritmi frenetici della protagonista, in memoria delle scene più esilaranti de “Il diavolo veste Prada”.

Voto: 6,5

Barbara Maura