Grande grosso e verdone

03/05/2008

di Carlo Verdone
con: Carlo Verdone,Claudia Gerini,Geppy Cucciari

Recentemente sono stato a vedere l'ultima fatica di Verdone, Grande, grosso e Verdone. Curiosamente, proprio nel 1981 a marzo, circolava nelle nostre sale il film originario, a cui questo ultimo e insulso titolo, s'ispira. Allora si vantava un briciolo di originalità in più, Bianco, rosso e Verdone perché era un film sulle elezioni politiche e ho trovato arguto utilizzare il colore della bandiera nazionale con il nome di Verdone.
Veniamo a oggi e cominciamo dal titolo, che, oltre a essere equivoco (già nell'ambiente del porno e delle caserme cominciano le storpiature: "Grande, grosso è cazzone", "Grande, grosso e Vergone"). Tralasciamo un titolo malpartorito e indigesto, quello che mi preme mettere in evidenza è che Verdone anche questa volta, non ha rinunciato, con il suo solito professionismo, a essere amaro e cinico più che mai. Chi pensa che i film di Verdone siano comici, ha capito poco del regista o ha guardato i suoi film con disattenzione. Verdone è uno dei miei idoli proprio perché dipinge il peggio della vita con l' artificio di chi si spaccia per comico ( a ben guardare lui si è sempre definito non a torto "malincomico"), qualche volta esco distrutto dai suoi film, con un peso allo stomaco e sentimenti autodistruttivi. E' successo in particolare con Gallo cedrone, C'era un cinese in coma, Compagni di scuola, Il mio miglior nemico. Quando mi succede così, nutro un amore-odio per Verdone: "Ma come? Smettila di raccontare queste storiacce, questi personaggi, questo umorismo di cattivo gusto!"; al momento aggressivo poi subentra quello depressivo di "purtroppo è la realtà". In altri casi Verdone ha dato più spazio alla spensieratezza, ma non è mai mancato in lui, la solita vena patetica o amara. Verdone è uno di quegli attori che recita se stesso, i suoi personaggi nascono e crescono insieme a lui, come Moretti.

Anche Grande, grosso e Verdone non manca il bersaglio, quello di fustigare la società italiana, prendendo parte, sadicamente e personalmente al teatrino delle solite macchiette, qui il professore rigoroso e all'antica, il boys-scout tontolone (Leo) e il coatto arricchito. E' stato detto più volte che l'episodio di Leo è poco convincente (verissimo, perfettamente inutile e poco credibile), mentre quello del coatto è l'unico con più smalto, più lungo ed anche più godibile (e pure con un lieto fine, in fondo). Le donne del cast vivacizzano un po' l'atmosfera, Geppi Cucciari (la moglie di Leo), Claudia Gerini, che ritorna sul set dopo Sono pazzo di Iris Blond e Eva Riccobono (che è, contrapposta alla Gerini, ruspante, volgare e sexy, il buon gusto, la raffinatezza e l'amore spirituale...Ma anche qui ci saranno poi delle sorprese).
Il film è tutto una sorpresa, è il ghigno beffardo che rovescia le apparenze e inchioda ad un'amara realtà...Forse questo è l'unico modo per apprezzarlo. Una delle novità è che il film, diversamente dai casi precedenti, presenta i suoi episodi uno dopo l’altro, rinuncia alla tecnica del montaggio alternato e le storie non sono più in contemporanea. Questo fatto appesentisce un po’ il film, soprattutto il primo episodio è fiacco, si è più attenti a immaginare su quale punto s’interromperà l’azione per far comparire il secondo personaggio, mentre invece questo non succederà e si dovrà aspettare un bel po’ prima che compaia Callisto, il professore uscito da Viaggi di nozze, dispotico, asfissiante e questa volta anche maldestro, sporcaccione e viscido. Il resto è solo un déja-vu.

Voto: 6

Carlo Lock