Tutta la vita davanti

03/05/2008

di Paolo Virzý
con: Isabella Aragonese,Sabrina Ferilli,Valerio Mastandrea,Massimo Ghini,Elio Germano,Micaela Ramazzotti

Un film come questo mancava all’ Italia, tipico esempio di quella commedia neo-realista del terzo millennio, ma che riesce a evitare l’autocommiserazione e le deprimenti “sbrodolate” esistenziali alla Muccino.
Film al femminile, sono due le protagoniste “portanti”, la rivelazione Isabella Aragonese e Sabrina Ferilli (qui nel ruolo di Daniela, capotelefonista, inflessibile e inaspettatamente fragile), feroce, cinico e allegro, Tutta la vita davanti è il film-denuncia del precariato, visto con i disincantati occhi di chi cerca giustizia in un’ Italia che sembra non ascoltare.
La trama ripete il calvario di un qualsiasi neolaureato a pieni voti che non riesce ad esprimere il proprio talento e le proprie competenze e si deve adattare a lavori di ripiego che mortificano la sua reputazione e i suoi sacrifici. Qui Marta (Isabella Ragonese), una bravissima e bellissima neolaureata in filosofia (tesi su Hanna Arendt e Martin Heidegger), vive con curiosità, incredulità l’impiego part-time alla Multiple, offertole dalla sua coinquilina, Sonia (Micaela Ramazzotti), una “sciacquetta” un po’ scapestrata, diametralmente opposta a lei, ma, in fondo, di buoni principi.
Il compito di Marta è quello di tanti precari al giorno d’oggi: fare telefonate, procurare appuntamenti finalizzati alla vendita di un elettrodomestico da cucina, tutti “schiacciati” e “indottrinati” da una filosofia della competizione e della meritocrazia cinica e spietata.
La satira di Virzì è efficace nel ritrarre questo “ottimismo” e “buonismo” aziendale di stampo americano (che ipocritamente nasconde mobbing e nonnismo tra dipendenti e tra capi), la filosofia dei vincenti, soprattutto con la trovata della danza motivazionale di inizio turno: guidate dalla team-leader Sabrina Ferilli, le telefoniste devono improvvisare tutti i giorni una specie di coreografia danzante (stile aerobica) ripetendo a sé stesse di essere le migliori, salutando con “fresco ottimismo” la nuova giornata di lavoro che le attende. Un rituale e un clima di sapore fantozziano, repressione, sottomissione e frustrazione che durante il film esploderanno, più di una volta, in un’allegorica “cagata pazzesca” , ma con conseguenze più serie e più tragiche. Il finale e la prosecuzione di Tutta la vita davanti non è da rivelarsi, anche se alla fine prevarranno i buoni sentimenti, come è giusto che sia.
In ogni caso questo film non lascia impassibili gli spettatori, è divertente, ma fa anche riflettere, sicuramente, pur non essendo assolutamente un film militante, contribuirà a fare avvicinare i giovani ai call-center con occhi diversi.
Virzì costruisce dei buoni personaggi, ognuno un ritratto, abbastanza fedele alla realtà. Pur essendo un film al femminile (anche perché il call-center dispone di personale tutto femminile), i personaggi maschili sono ben caratterizzati: Elio Germano, un represso e apparentemente motivatissimo dealer del robottino “Multiple”; Massimo Ghini, il carismatico, fintamente generoso e gioviale direttore generale dell’azienda, da tutti venerato come un padre più per opportunismo e per paura, che per un reale sentimento; Valerio Mastandrea, la figura più amara e commovente del film, il sindacalista che cerca di aiutare le ragazze a denunciare i soprusi e per tutta risposta viene quotidianamente dileggiato, cercherà di intrecciare una storia con Marta, ma senza gran successo. Mastandrea rappresenta il fallimento del sindacato italiano e, al tempo stesso, l’incapacità dei giovani d’oggi alla ribellione, narcotizzati e soverchiati dai giochi di potere.

Dice Virzì di questo ultimo lavoro: Il mio è un film dallo sguardo civile, una commedia all’italiana che arriva dopo anni da Ovosodo, il mio primo film sul lavoro del nuovo millennio.

Una dichiarazione un po’ troppo ambiziosa, accontentiamoci forse di dire che Tutta la vita davanti è un film che, metaforicamente, restituisce ai giovani il posto che meritano.

Voto: 6

Carlo Lock