Chiamata senza risposta

04/06/2008

di Eric Valette
con: Edward Burns, Shannyn Sossamon

Un messaggio vocale e una caramella rossa: questi i due banali elementi che nelle mani del regista Eric Valette e dello sceneggiatore Andrew Klavan diventano la terrificante ossessione di una giovane studentessa di psicologia, Beth Raymond, e del detective Jack Andrews in “Chiamata senza risposta”. Il film è tratto dal romanzo giapponese “Chakushin Arin” di Yasushi Akimoto, già adattato per il cinema dal regista Takashi Miike nel 2003. Sin dalle prime sequenze Valette esplora il tipo di terrore che potrebbe incutere uno spirito malefico che agisce attraverso un cellulare. Infatti, gli amici di Beth cadono vittime di misteriosi incidenti dopo aver ricevuto sul display la notifica di un messaggio vocale. “Non è la normale suoneria del tuo cellulare quella che senti - precisa il produttore Broderick Johnson - e quando ascolti il messaggio rimani atterrito, perché senti te stesso mentre stai morendo.” Proprio il contrasto tra la dolcezza melodica della suoneria e l’atroce fine che subisce il destinatario accresce il senso di angoscia nello spettatore; dalla bocca di tutti i corpi senza vita cade un confetto rosso, un particolare che spinge Jack Andrews a credere alla delirante testimonianza di Beth alla polizia, perché quello stesso oggetto lega i misteriosi accadimenti con la morte di sua sorella in uno strano incendio nell’ospedale in cui era di turno. Per il ruolo di Beth è stato lo stesso Valette a scegliere Shannyn Sossamon, dopo averla vista in “Le regole dell’attrazione”, mentre Jack è Ed Burns, famoso come attore, sceneggiatore, regista e produttore, che viene effettivamente da una famiglia di poliziotti. Rispetto all’originale, Klavan ha modificato alcuni elementi strutturali della storia, dovendo tener conto della sensibilità occidentale. “Mentre l’idea di “Chiamata senza risposta” va oltre le barriere linguistiche  e culturali - dice lo sceneggiatore - il film originale è rivolto a un pubblico che si presuppone consapevole delle leggende metropolitane giapponesi e di altre tradizioni soprannaturali specifiche, che invece pochi americani conoscono. Questo mi ha spinto ad adattare alcuni elementi in immagini e idee più significative e terrorizzanti per il nostro pubblico.” Perciò spesso i ritmi sono più dinamici e si gioca molto su una spasmodica alternanza tra sequenze veloci e scene rallentate, senza il bisogno mostrare alcuna goccia di sangue; il tutto condito dagli inquietanti volti da bambole di porcellana dei fantasmi che sconvolgono la psiche delle vittime e da una punteggiatura di suoni agghiaccianti che fanno balzare lo spettatore sulla poltrona per l’intera durata del film. Nonostante un’ora e mezza di tensione che ti si cuce addosso, una volta fuori della sala subito si è portati istintivamente a riaccendere il proprio cellulare: “Your phone, your life”.

Voto: 6

Barbara Maura