La Classe

20/10/2008

di Laurent Cantet
con: Francois Bégaudeau, Nassim Amrabt, Laura Baquela

"La classe" di Laurent Cantet, Palma d'Oro a Cannes quest'anno, "Un capolavoro" secondo la maggior parte dei critici mondiali, capace di levare il premio anche a "Gomorra" che è quanto di meglio (e più adatto a Cannes) il nostro cinema abbia prodotto negli ultimi anni,mi ha fatto girare in testa pensieri che non pensavo potessi avere e che il regista non penso credesse di suscitare.Il film racconta dell'anno scolastico di una classe di quattordicenni nel XX arrondissement. Una classe particolare in superficie, ma forse una classe normale, almeno in certi quartieri di Parigi.Una classe dove di francesi nati in francia non ce ne sono, e tra i banchi siedono africani, cinesi, arabi, marocchini e molto di più. In questo ambiente un maestro, che forse non crede troppo a quello che fa (si dice disilluso?) cerca di tirar fuori dagli alunni quello che di buono è sicuro di trovare, per fare in modo che di lui non esca il peggio. Ma, scavando scavando alla fine di buono non c'è un gran che, e le speranze che il film lascia per dei miglioramenti in futuro non sono rosei.Lo stile è asciutto e quasi distaccato, lontanissimo dall'enfasi che sottende ogni scena dei nostri film, vuoto e crudo come nemmeno un documentario saprebbe essere. E questa è la sua forza, anche se quello che cinematograficamente questo film rappresenta è quanto di più lontano ci potrebbe essere da quello che intendo io come cinema. Per me il cinema dovrebbe essere sogno, magia, storie, illusioni, passioni, stravolgimenti e sentimenti. E poco di questo ci ritrovo nel film di Cantet che fa del contrario la sua chiave vincente.E arriviamo allora ai pensieri che il film mi ha fatto girare in testa di cui il più importante è questo: io non voglio che mio figlio cresca in una scuola come quella del film.
Io, che ho fatto del viaggio una mia bandiera, dell'incontro con gli altri il primo motivo di ricchezza, della multiculturalità un punto fermo della nostra nuova società, non voglio che ci si perda così. Gli immigrati che si ritrovano a convivere tra di loro si portano dietro gli odi dei rispettivi popoli e delle rispettive etnie e religioni. E gli africani ce l'hanno con i cinesi, i mussulmani con gli ebrei, i maschilisti con i femministi, e anche il tifo calcistico si carica di cose cattive da far male.
Il sogno sarebbe una civiltà dove la convivenza fosse pacifica e che si dimenticasse di tutto, ma se ogni popolo si dimenticasse chi è, e si dimenticasse i propri valori, perderemmo una delle principali ricchezze del nostro mondo.  Basterebbe solo il rispetto, ma il rispetto, si sa, è una cosa difficile da inculcare in testa ad un ragazzino di quindici anni...

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Voto: 7

Giona Peduzzi