Come Dio comanda

15/12/2008

di Gabriele Salvatores
con: Filippo Timi, Elio Germano, Alvaro Caleca

Ero restio a vederlo perché il cinema italiano degli ultimi tempi è una barzelletta mal raccontata. Eppure il miracolo è avvenuto: spero solo che siano in tanti ad acclamarlo.
È un film essenziale. Salvatores ed i suoi attori meravigliosi hanno dosato senza sprechi ogni gesto, sguardo, frase, lacrima. La vita parla poco ma come parla!
Ambientato in qualche parte del Friuli, la camera inquadra in carrello palazzi e strade desolate, bagnate sino alla nausea dalla pioggia battente: serrande chiuse come occhi per non accorgersi chissà di cosa.
Si, il vero protagonista è il Nord Italia del film, senz’anima e senza equilibrio: patria di un vivere oltre e senza coscienza per sfuggire al nulla, dell’assenza del lavoro e dei valori, che inghiotte tutto.
È tratto dal libro omonimo di Ammaniti che è anche sceneggiatore. È la storia di tre poveri cristi, poveri di bel destino, alcuni hanno tutto e altri niente: li accomuna la mancanza di equilibrio, altra protagonista del film.
Li accomuna il malgoverno della propria natura. Il loro destino non accade perché troppo buoni o troppo cattivi ma perché esseri umani gettati nel mondo come cani senza un osso. Esseri umani che nessuno reclama, nessuno ama a dovere, nessuno tiene chiusi in casa quando fuori è burrasca e un folle gira in motorino con l’amore che brucia nei pantaloni. Amare è proteggere, talvolta significa privare e limitare. Forse amare poco, amare da padre moderno e confuso, vuol dire non concedere il di più. Ma tutti sono distratti.
Un padre arrabbiato e immaturo, un figlio-padre, lo scemo del villaggio, l’assistente sociale più strano della sua professione, una ragazzina dall’amore frainteso.
La fotografia è di per sé un piccolo capolavoro. La colonna sonora curata dai Mokadelic è piena di canzoni stupende.

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Voto: 8

Damiano Landriccia