Imago Mortis

12/02/2009

di Stefano Bessoni
con: Geraldine Chaplin, Alberto Amarilla

.....L'ultima immagine vista da chi muore!
Poco tempo fa era nelle sale questo film, Imago Mortis, cooproduzione italo-spagnola, che fa il verso a vecchi topoi del cinema di genere con una spudoratezza senza pari. Cominciamo col dire che l'espediente di fotografare l'ultima immagine impressa nella retina vista da chi muore era un'idea di "Quattro mosche di velluto grigio"; aggiungiamo poi che il protagonista del film di Michael Powell "L'occhio che uccide" fotografava sadicamente le proprie vittime prima di ucciderle.
Perché allora scrivo di questo film? Perché ne hanno parlato in pochi prima di tutto e poi perché in tempi di magra come questo non capita spesso di avere a che fare con un horror italiano. Qui il regista si chiama Stefano Bessoni ed è riuscito ad avere per sé l'attrice Geraldine Chaplin. Il risulto globale e complessivo è scarso, scarsissimo.
Il soggetto prevede un antefatto del 1600.Prima della nascita della fotografia, lo scienziato Girolamo Fumagalli, studioso della riproduzione di immagini, scoprì che uccidendo una vittima e rimuovendone la retina era possibile imprimerla su stampa. Fumagalli diede a questa tecnica il nome di "Thanatografia". Nel film si racconta appunto di come questo macabro rituale venga ancora commesso in una scuola spagnola di cinema. Bruno e Arianna, due giovani sprovveduti studenti (ma mica tanto), hanno il compito di far luce sul mistero.
Dicevo, risultato complessivo scarsissimo: il thanatoscopio (l'apparecchio che strappa la retina), è qualcosa di somigliante allo strumento di tortura di Malcolm McDowell in Arancia meccanica (non si sono sprecati nemmeno troppo in inventiva); le scene di atmosfera sembrano prelevate dallo spiritismo giapponese di The ring o The grudge, c'è qualche scossa febbrile, ma dopo l'urto si torna all'uggia.Gli attori a parte la Chaplin sono quasi tutti spagnoli e poco conosciuti, ma cercano di sforzarsi con il miglior estro possibile.
Insomma più che un film è un dejà-vu.
Non fatevi ingannare dal trailer.

Voto: 5

Carlo Lock