Terminator Salvation

28/06/2009

di McG
con: Christian Bale, Sam Worthington, Moon Bloodgood, Helena Bonham Carter

2018, il mondo non è scampato al temuto “Giorno del Giudizio” e le macchine guidate dal super cervello cibernetico Skynet imperversano sul pianeta. “… Sono John Connor, se mi state ascoltando siete la resistenza”, con queste parole cariche di forza e speranza il predestinato capo dei ribelli, incita a tenere duro in una guerra senza quartiere tra uomini e macchine. Il John Connor (Christian Bale) che troviamo in questo nuovo capitolo della saga, non è più l’adolescente sempre in fuga da killer metallici, ma è un leader carismatico che ben si contrappone alle macchine per forza d’animo, debolezze e tutti quei sentimenti umani che attraversano chi si sente la responsabilità di creare un nuovo futuro. Ben presto però dovrà riaffrontare una vecchia problematica, ovvero quella di preservare se stesso divincolandosi attraverso i paradossi che rendono affascinante da sempre la storia della saga. Difatti Skynet è alla ricerca di Kyle Reese (Anton Yelchin) che poco più che un giovanotto sarà colui che diventerà il padre del futuro capo della resistenza, nonché protagonista del primo film. Assieme a loro spicca un nuovo personaggio, è Marcus Wright (Sam Worthington) che troviamo nel braccio della morte nel 2003 convinto dalla proposta della dottoressa Kogan (Helena Bonham Carter) a cedere il proprio corpo (ma non l’anima) alla scienza per avere una seconda opportunità. Si risveglierà dopo una spettacolare battaglia in un tempo che ormai non è più il suo. Spaesato e  in cerca di risposte si inoltra in un mondo che richiama i paesaggi post-atomici di Interceptor. Addirittura il regista nella scena dell’inseguimento con le moto-terminator riesce a citare sia il film di George Miller sia Terminator 2. Il povero Marcus Wright si troverà nel mezzo di una guerra che presto diventerà anche la sua, soprattutto dopo aver scoperto che di umano oltre l’anima gli è rimasto solo il cuore intrappolato in un corpo di metallo e circuiti. Finirà col combattere fianco a fianco con John Connor, dopo la diffidenza reciproca, nel covo nemico in uno scontro mozzafiato dove c’è spazio anche per un memorabile cameo di virtuale imponenza, infatti non poteva mancare Shwarzy nei panni del suo implacabile T-800. Il regista McG (pseudonimo artistico scelto da Joseph McGinty Nichol) dà vita a un film prettamente d’azione, ma fuori dagli schemi delle pellicole di questo genere. I robot sono molto meccanici, richiamano una fantascienza d’altri tempi. Molto coinvolgente nella prima metà, tende a perdersi un po’ nella seconda, da Jonathan Nolan alla sceneggiatura si pretendeva di più. Le aspettative erano sicuramente molto alte, soprattutto dopo il flop del terzo episodio. L’idea di una nuova trilogia che nonostante sia ambientata nel futuro finisse per essere un prequel rendeva il tutto molto succulento, invece siamo ancora una volta vittime della nostalgia per le geniali trovate del padre della serie James Cameron. Il ritmo incalzante delle scene porta via molto spazio alla struttura psicologica dei personaggi che poteva far compiere un salto di qualità alla pellicola. Tutte le metafore sull’umanità che cade in rovina con le proprie mani, la natura dell’uomo sempre più distante da se stessa e qualche riferimento sociopolitico sono solo accennate e rimandate alle congetture dello spettatore. Ma questa forse è una speculazione di chi ha visto nell’ umano che ignora di essere diventato un robot, un richiamo alla fantascienza di un certo Philip K. Dick e che quindi sperava che il film potesse dare qualcosa di più che esplosioni, inseguimenti e battaglie. Il film resta comunque incalzante e divertente.

Voto: 6

Andrea Dimino