Baarža

01/10/2009

di Giuseppe Tornatore
con: Margareth MadŤ, Francesco Scianna


Baarìa sta a Bagheria in siciliano, come Amarcord sta a mi ricordo in emiliano. Nonostante l’idea sembri proprio la stessa, il film purtroppo non è all’altezza di quello di Fellini. La storia racconta il trascorrere del tempo nella tranquilla, ma non troppo, cittadina di Bagheria attraverso i ricordi e la vita di Peppino dagli anni del fascismo ai giorni nostri. L’affresco immortalato da Tornatore affascina dal punto di vista dei luoghi, dal modo di vivere di una Sicilia che cambia ma è sempre la stessa, nella parlata e nei modi di dire che strappano sempre un sorriso, perché il “siculo” lo conoscono un po’ tutti. Difatti non si fatica certo a notare le comparsate di un cast prettamente isolano che Tornatore usa in maniera parsimoniosa, da Aldo Baglio a Nino Frassica, da Beppe Fiorello a Leo Gullotta e altri, passando dai camei del romanissimo Raul Bova al compagno Faletti, Vincenzo Salemme, Laura Chiatti e al francesissimo capezzolo della Bellucci. Tutto ciò sin dall’accattivantissimo trailer creava un aspettativa piuttosto forte che a parer mio viene delusa. Se infatti all’ingresso del cinema si è curiosi, all’uscita si è certamente perplessi. Il film risulta troppo manierista nel cercare di ricreare, senza gloria, quell’atmosfera felliniana che solo nel maestro aveva ragion d’essere. Le scene “oniriche” girate con l’ausilio del digitale sfiorano il trash e sono decisamente fini a loro stesse. Se il grottesco in Fellini era un punto di forza, nel film di Tornatore è quasi un autogol. Il risultato è una pellicola che ha un ottimo impatto visivo, dura parecchio e rischia la noia se non fosse per i bravi interpreti tra cui vale la pena di citare Ficarra e Picone, ma che lascia davvero poco allo spettatore, soprattutto nel finale. Paraculo e crogiolato nei ricordi, un film troppo di Tornatore e poco per il pubblico.

Voto: 5

Andrea Dimino