L'Uomo Nero

12/12/2009

di Sergio Rubini
con: Guido Giaquinto, Riccardo Scamarcio, Valeria Golino, Maurizio Micheli, Anna Falchi

Se in "Colpo d'occhio" Rubini interpretava il ruolo di un critico affermato e ricco che si muoveva come un oscuro tessitore di trame, in questo suo ultimo lavoro gioca la parte dell'artista.
Un artista di provincia - un pittore della Domenica si direbbe - costretto nel suo lavoro di capostazione di una piccola località in provincia di Bari.
Un uomo apparentemente fragile e di umore mutevole che coinvolge nella sua disperata ricerca di consenso la famiglia: il figlio dall'intelligenza vivace, la moglie devota ma dal grande senso pratico e il cognato sciupafemmine.
Ernesto il capostazione sogna di essere ricordato un giorno alla stregua di Rousseau il doganiere. La sua ossessione e il suo maestro "virtuale" è Cezanne.
Ne studia da anni la vita e le opere nel tentativo di creare una sorta di Impressionismo pugliese producendo tele che raffigurano case cantoniere e trulli innevati.
I suoi referenti dal punto di vista critico - che cerca di convincere a ogni costo della validità delle sue opere - sono l'avvocato Pezzetti, interpretato da Micheli che riesce a sembrare viscido e subdolo in maniera magistrale, e dal professor Dalò l'unico "vero" esperto d'arte che collabora con la gazzetta locale.
Tutta la vicenda si articola attraverso i ricordi del figlio Gabriele ormai grande che vive all'estero ed è a sua volta un "professore", la memoria della sua infanzia segnata da quello che credeva un padre eccentrico ed egoista il quale lo costringeva a passare interi pomeriggi alla Pinacoteca di Bari piuttosto che alle giostre.
Ovviamente la morale della favola è dimostrare che le cose non sono mai come sembrano, una massima di saggezza spicciola ma profonda che viene messa in bocca proprio alla figura di Franca, la moglie.
Dal punto di vista stilistico non si può che apprezzare la fotografia, sempre luminosa e carica di contrasti come in "La terra" del 2006.
Divertente la prova di Scamarcio nei panni dello zio Pinuccio che vediamo anche invecchiato coi baffetti grigi e la pancia. Una prova che fortunatamente è stata risparmiata alla Golino, troppo bella e fresca per essere sciupata, una vera galanteria del regista - uomo d'altri tempi.
Nella figura di Ernesto, pittore capostazione, alle volte sembra di rivedere il Totò malinconico di "Destinazione Piovarolo" anche lui avvolto in un cappotto di almeno due taglie in più.
E visto che parliamo di cappotti, direi che è il caso di scomodare Gogol' con il suo "riso attraverso le lacrime".
Non è uno dei migliori film di Rubini, a volte ci sono dei momenti di stanca e la colonna sonora, per quanto sia di Piovani, non aiuta. Nel complesso meritano gli attori e la trovata finale, in uno stile molto vicino a Gogol'.

Voto: 6,5

Katia Ceccarelli