Tra le Nuvole

22/01/2010

di Jason Reitman
con: George Clooney, Vera Farmiga, Jason Bateman, Anna Kendrick, Danny McBride

Il “tagliatore di teste” di Jason Reitman pensa di poter trascorrere la propria esistenza in viaggio, “Tra le nuvole” appunto, spostandosi da un aeroporto all’altro e alloggiando comodamente in lussuosi hotel, ma inconsciamente forse sa già che la vita reale è un’altra. La realtà che gli si manifesta ogni volta che licenzia qualcuno, ogni volta che è in contatto con le delusioni, le frustrazioni e la disperazione della gente. Ogni volta che legge negli sguardi dell’altro i segni di un sogno che va in frantumi. “Volevamo che le scene dei licenziamenti fossero il più possibile veritiere - racconta il regista - perciò abbiamo pensato perché non riprendiamo la realtà? Così lo scorso anno ci siamo recati a Detroit e a St. Louis, le due città più colpite dalla disoccupazione, e abbiamo pubblicato annunci per trovare persone disposte a parlarci della propria esperienza”. Nonostante ciò, Ryan Bingham, interpretato da un intenso George Clooney, preferisce viaggiare leggero, cercando d’insegnare anche agli altri questo suo stile di vita, apparentemente molto semplice: basta prendere uno zaino, dice lui, e svuotarlo di tutti quei fardelli, affetti compresi, che ci fanno sentire il suo peso insopportabile e ci rallentano. A cambiare le carte in tavola arriveranno due donne: la prima è Alex (Vera Farmiga), un’altra viaggiatrice incallita come lui, l’altra è Natalie (la giovanissima Anna Kendrick), una brillante neolaureata che ha intenzione di ridurre i costi dell’azienda attraverso licenziamenti “virtuali”. Di fronte alla fragilità di Natalie e alle attenzioni di Alex, Ryan abbasserà le difese per lasciarsi andare, andando addirittura al matrimonio della sorella per rivedere una famiglia per cui lui nemmeno esiste. La forza di “Tra le nuvole” e l’intensità emotiva che le situazioni e i personaggi riescono a trasmettere, smorzata da un umorismo molto fresco che rende complice anche lo spettatore. La ciliegina sulla torta è proprio il finale, perché non è affatto scontato come poteva sembrare all’inizio.

Voto: 7,5

Barbara Maura

Ryan Bingham è uno che viaggia per lavoro, gli aeroporti degli Stati Uniti sono la sua casa. Conosce tutte le scorciatoie e gli accorgimenti necessari per risparmiare tempo e fatica, nel suo portafogli invece delle foto della moglie e dei bambini ci sono carte di credito e tessere fedeltà di ogni tipo. In realtà Bingham non ha una moglie e neanche dei figli e pure ad amicizie è messo male. Il motivo di tale solitudine è una scelta di vita ben precisa e pianificata: a Ryan piace viaggiare leggero negli affetti come in aereo.
Forse fare il "tagliatore di teste" ovvero il "licenziatore" di professione lo ha messo di fronte al dolore che la perdita del lavoro causa non solo al diretto interessato ma a tutta la sua famiglia, forse inconsciamente ha sempre pensato che meno persone hai attaccate addosso e meno soffri e fai soffrire.
Il personaggio interpretato da Clooney è originale: un solitario non burbero, figura alla quale ci ha abituato il cinema didascalico, anzi Bingham è un uomo bello, simpatico e gioviale. Con queste premesse si potrebbe pensare alla commedia sentimentale tale per cui a un certo punto lui incontra una lei che gli fa cambiare idea e vivono felici e contenti.
Infatti il nostro eroe incontra quella che potrebbe essere davvero la sua anima gemella, un'altra viaggiatrice piena di carte fedeltà e priva di sovrastrutture mentali.
Potrebbe essere la donna della sua vita, il solitario è quasi redento quando - colpo di scena - si rende conto che è troppo tardi e che in fondo aveva sempre avuto ragione.
La vicenda, ben orchestrata, è anche il pretesto per parlare di una condizione sociale attuale che investe tutto il mondo occidentale, il crollo del miraggio fordiano e del sogno di un Welfare conquistato nel mito del liberismo. L'America fa i conti con i sogni infranti che, nel caso di Bingham, svaniscono appena nati.  Una segnalazione in particolare va a alla fotografia con una scelta di luce ovattata che ricorda i documentari e le pubblicità degli anni '60, quelli del boom in cui tutto appariva perfetto e bidimensionale come nei cartelloni fatti con l'aerografo. Una luce che cambia nelle scene che riguardano il temporaneo ritorno "a casa" del protagonista in occasione del matrimonio di una delle sorelle. In quel frangente la camera a mano evoca il realismo del filmato amatoriale e la dominante ambrata pare una citazione di un' altra famosa cerimonia, quella de "Il cacciatore".

Voto: 8

Katia Ceccarelli