Nine

04/02/2010

di Rob Marshall
con: Daniel Day-Lewis, Marion Cotillard, Penelope Cruz, Nicole Kidman, Sophia Loren

Non credo di sbagliarmi se affermo che mai prima d’ora m’era capitato di vedere il trailer di un film terminare (o continuare, come preferite) con uno spot pubblicitario. Vergognoso, ancora di più se si pensa che il film in questione è la versione cinematografica di un musical a sua volta ispirato a “Otto e mezzo” di Fellini, vale a dire uno dei registi che maggiormente attaccò la pubblicità, intuendo profeticamente i danni incalcolabili che avrebbe fatto. Vergognoso, certo, ma pochi lo hanno sottolineato e comunque è inutile stupirsi, se si considera che tra i produttori del film di Rob Marshall vi sono gli ineffabili fratelli Weinstein, per elencare gli orrori dei quali occorrerebbe ben più dello spazio di una misera recensione. Vergognoso, ma almeno colui che ha ideato il trailer ha avuto il coraggio di mettere platealmente insieme due linguaggi (cinematografico e pubblicitario) che moltissimi coniugano e confondono senza ammetterlo, e spesso a tutto vantaggio del secondo. Lo spot, è bene precisarlo, è quello di un automobile Alfa Romeo, e infatti il protagonista di “Nine”, Guido Contini, guida (perdonate il gioco di parole) spesso e volentieri un modello anni sessanta della stessa marca. Detto questo, il film non è molto diverso, né peggio né meglio, della maggior parte dei film americani che escono nelle sale ai nostri tempi. Da “Avatar” a “Sherlock Holmes” a “Tra le nuvole”, sono tutte opere appena passabili realizzate da discreti mestieranti, gonfiate da una spettacolarità adattabile al genere e da contenuti a buon mercato. In questo caso, i dubbi esistenziali, filosofici ed artistici che tormentavano il regista nel film di Fellini, vengono serviti puntando tutto su sesso e sentimenti, con contorno di sensi di colpa un tanto al chilo e crisi depressive risolte facendosi la barba. Non stupisce la celebrazione dell’italian style, dal momento che dietro al progetto c’è il defunto e sopravvalutato Minghella, che di folklore d’accatto se ne intendeva parecchio, né quindi la presenza dei soliti volti nostrani (do you remember Fiorello?) messi a fare scenografia (dall’improponibile Ricky Tognazzi a Martina Stella trattata come prevedibile da attricetta, dallo spaesato Mastandrea ad Anna Safroncik). Invece rende perplessi vedere coinvolto il nome di un ottimo scrittore e regista come Michael Tolkin (da recuperare almeno il suo “The New Age”), probabilmente chiamato a dare un minimo di dignità a un copione che in nessun modo poteva reggere il confronto con una delle più belle sceneggiature della storia del cinema. Trattandosi di un musical, forse il paragone andrebbe fatto con un altro film di ispirazione felliniana, quel “All That Jazz” di Bob Fosse che raccontava gli ultimi giorni di vita di un regista in crisi creativa. Ma anche qui, “Nine” perde nettamente, forse per colpa di una mezza dozzina di numeri musicali non eccezionali e, francamente, persino noiosi, nonché di un cast tutto meno che equilibrato. Se Daniel Day-Lewis se la cava egregiamente nonostante un look che lo avvicina più a uno 007 sfatto e avvizzito (infatti la sua spalla è M-Judi Dench), se l’abbagliante Marion Cotillard da sola vale il prezzo del biglietto e Penelope Cruz perlomeno tiene desti nei quattro minuti del suo balletto, gli altri lasciano francamente a desiderare; soprattutto Nicole Kidman, del cui talento recitativo cominciamo film dopo film a dubitare. Quanto a Sophia Loren, la sua performance non si discosta granché dalle recenti ospitate televisive stile pesce fuor d’acqua. Il che la dice lunga sul valore cinematografico di “Nine”.

Voto: 4

Roberto Frini