Copia Conforme

09/06/2010

di Abbas Kiarostami
con: Juliette Binoche, William Shimell, Jean-Claude Carričre, Angelo Barbagallo.

"La semplificazione del mondo consiste sempre nel fatto che
lo sguardo di colui che conosce è diventato di nuovo signore
dell’enorme pienezza e confusione di un caos apparente, e condensa
in unità ciò che prima giaceva separato come incompatibile. "
F. Nietzsche, Scritti su Wagner.


Adorno, nel suo “Minima Moralia”, scrisse che gli uomini celebri sono sempre di cattivo umore. Bisogna partire da una tale considerazione, probabilmente, per comprendere appieno “Copia conforme”. Un po’ perché i personaggi scontrosi, e i conflitti tra di essi, sono spesso presenti nei film di Kiarostami, basta vedere lo splendido, poco apprezzato episodio di “Tickets”. Soprattutto perché il protagonista del film, inizialmente, non sembra affatto di cattivo umore, anche se si presenta in ritardo alla presentazione del suo libro e senza spiegarne il motivo. Col proseguire della vicenda, che molto semplicemente racconta quasi in tempo reale l’incontro tra lo scrittore e una donna e il loro girovagare per alcuni paesi della provincia d’Arezzo, scopriamo che l’uomo è umorale, poco socievole e insofferente. Ha scritto un libro nel quale espone la teoria che nell’arte la copia possa essere anche meglio dell’originale. In questa provocazione (che somiglia ai libri inchiodati di “I centochiodi”) risiede l’enigma del personaggio e del film, che la donna cerca di svelare. Invece ad un enigma se ne aggiunge un altro, poiché dopo esser stati scambiati per marito e moglie, i due cominciano a comportarsi come se lo fossero davvero. Ma è solo un gioco, una falsificazione della realtà, o l’uomo e la donna sono davvero sposati e hanno finto di non esserlo e di conoscersi per la prima volta? Sorge il dubbio: si tratta di una coppia in crisi che sta tentando di salvare il matrimonio con una messa in scena che risvegli l’amore? Ad un certo punto il film assume un tono surreale di stampo quasi buñueliano. I due infatti incontrano una coppia speculare, e l’uomo, interpretato dal grande sceneggiatore Jean-Claude Carrière, consiglia al protagonista di fare un semplice gesto affettuoso nei confronti della compagna. Lo scrittore, tuttavia, pur avendo professato poco prima l’importanza della semplicità, non riesce a metterla in pratica. La contraddittorietà dell’essere è uno dei tanti temi del film di Kiarostami, percorso da un pessimismo di fondo che non lascia spazio alla speranza. Voler convincere gli altri che la copia è meglio dell’originale è come incrinare un mondo di certezze, è come dire che la vita sarebbe semplice se l’uomo non facesse di tutto per complicarla, o il contrario. Il pessimismo di Kiarostami non può che essere condiviso, anche in considerazione del fatto che un film sublime come “Copia conforme”, una delle esperienze cinematografiche più complesse e sconvolgenti dai tempi della visione di “Eyes Wide Shut” (non a caso un altro capolavoro che partiva dall’analisi di una coppia), sia stato accolto con acredine a Cannes e dai nostri recensori, ormai definitivamente obnubilati dalle cafonate di Tarantino e soci. Incapaci di comprendere cosa significhi fare cinema, e non volendo accettare che sia ancora una volta un maestro non occidentale a dare una lezione in tal senso, sono arrivati al punto di preferirgli l’ultimo, sempre più pubblicitario, Luchetti. Curioso, a questo proposito, che il produttore italiano di “Copia conforme” sia Angelo Barbagallo (anche attore nel ruolo del traduttore), ex socio di Nanni Moretti e quindi scopritore di Luchetti, ma coerentemente intenzionato a percorrere strade produttive non allineate. In ogni caso, c’era sempre di mezzo il regista di “Il portaborse” quando, qualche anno fa, molti avevano preferito “Mio fratello è figlio unico” ad “Aleksandra” di Sokurov. Se il premio come miglior attrice vinto da Juliette Binoche a Cannes è meritato (ma anche lei è testimonial di una nota marca di profumi, sarà un caso?), resta il rammarico per la Palma d’Oro, che in altri tempi un film come “Copia conforme” probabilmente avrebbe ottenuto. Motivazioni extra-cinematografiche continuano a penalizzare Kiarostami ma, d’altra parte, con Tim Burton presidente di giuria si poteva forse sperare?

Voto: 10

Roberto Frini