Shrek, e vissero felici e contenti

30/07/2010

di Mike Mitchell
con: Myke Myers, Eddie Murphy, Cameron Diaz, Antonio Banderas

Proprio come George Bailey, protagonista del film di Frank Capra “la vita è meravigliosa”, nell'ultimo capitolo della saga sull'orco più amato del cinema, Shrek ha l'occasione di vedere cosa sarebbe successo se non fosse mai nato. Infatti, per gestire una sorta di “crisi di mezza età, il protagonista -stanco di essere diventato una sorta di orco fantoccio, che non spaventa più nessuno, ma che,anzi, è diventato un'attrazione per gli abitanti di Molto Molto Lontano- decide di firmare un ambiguo patto con il perfido nano Tremotino, determinato ad impadronirsi del regno con l'aiuto della sua spaventosa papera gigante. Ecco allora che lo spettatore è catapultato in un universo assai diverso da quello dei precedenti film, in cui l'atmosfera regnante non è più fiabesca e giocosa, ma cupa e riecheggia della crudele risata delle streghe, aiutanti del nano. Shrek, accortosi dell'errore ha un solo modo per rimediare: ottenere il bacio del vero amore, ovviamente. Ci riuscirà? Non c'è neppure da domandarselo!
Arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 25 agosto questo attesissimo ed ultimo capitolo della saga. Sicuramente più riuscito di “Shrek terzo” il film non è comunque un capolavoro: simpatico, divertente, con alcuni spunti di sarcastica genialità (vedi il discorso demagogico con cui Tremotino riesce ad aizzare contro gli orchi gli abitanti di Molto Molto Lontano), la pellicola ha comunque perso lo spirito dei primi due capitoli della saga. Se in “Shrek” si voleva demolire l'ideale della “calocagathia” (cioè che alla bontà corrisponda necessariamente la bellezza), scegliendo come protagonista un grosso e grasso orco verde e trasformando il principe azzurro in un bamboccio vanaglorioso, facendo così sarcasmo sulle convenzioni tipiche della favola disneyana, negli ultimi capitoli si tende a cedere a quelle stesse convenzioni tanto denigrate nei primi due film. Ma di tutto ciò non si può neanche fare una colpa agli sceneggiatori: in effetti è un lavoro abbastanza complicato creare un quarto capitolo di un film così particolare che non risulti un po' ovvio e banale. In compenso, le risate sono assicurate: la pellicola è ricca di facezie esilaranti e mai volgari, capaci di suscitare la risata tanto negli adulti quanto nei più piccoli. Azzeccate ed originali, così come nei film precedenti, sono le musiche, molto bravi i doppiatori americani- in particolare Eddie Murphy, un po' meno Cameron Diaz- .L'aspetto più riuscito di “Shrek e vissero felici e contenti” è quello della tecnica del 3D: ogni sequenza è studiata per valorizzare al massimo l'aspetto tecnico – innumerevoli sono i primissimi piani, le inquadrature soggettive, gli oggetti lanciati in direzione dello spettatore- : virtuosismo o effettiva abilità tecnica? Difficile decidere: se da una parte vero è che, grazie al 3D, Shrek, Ciuchino, Fiona e Tremotino sembrano reali, palpabili fisicamente, risultano altrettanto impalpabili dal punto di vista della caratterizzazione psicologica; forse il regista Mike Mitchell, puntando un po' troppo sulla tecnica, ma un po' troppo poco sull'analisi introspettiva dei protagonisti, non si è reso conto di aver omologato e privato di anticonformismo quei personaggi che, alcuni anni fa, erano nati per contrapporsi nettamente al modello classico propinatoci dalle favole tradizionali,ma che oggi sono quanto di più vicino ad esso possa esserci.

Voto: 6,5

Chiara Di Ilio

Dopo aver liberato la bella principessa Fiona e salvato il regno dai suoceri, in molti si saranno chiesti come sarebbe stata poi la vita di Shrek. La DreamWorks Animation dà una risposta a questo quesito e in “Shrek e vissero felici e contenti” mostra come la routine della vita familiare possa far perdere la testa anche ad un antieroe come lui. Infatti il simpatico orco verde (Myke Myers) si rende conto che, oltre a non rappresentare più un pericolo per chi lo circonda, le sue giornate sono tutte dannatamente uguali; nel villaggio è diventato una specie di attrazione turistica firma forconi e a casa un papà a tempo pieno. E’ così che Shrek (e anche il pubblico in sala) comincia a ripensare con nostalgia ai vecchi tempi, svilendo i suoi affetti più cari. Di questo si accorge subito Tremotino (Walt Dohrn), un viscido nano che vive di strambi incantesimi per viaggiare nel tempo; il piccoletto rossastro, infatti, ci mette poco a sfruttare la situazione a suo vantaggio, facendo firmare a Shrek uno di quei suoi bislacchi contratti dalle clausole ben nascoste per intrappolarlo in una tortuosa realtà alternativa di Molto Molto Lontano, dove nessuno sarà più lo stesso.
In questo modo Shrek si rende conto di come sarebbe stato il regno senza di lui: Tremotino è al potere, circondato da una corte di streghe, Ciuchino (Eddie Murphy) tira a campare servendo svogliato il viscido regnante, il Gatto con gli Stivali (Antonio Banderas) è grasso e apatico, ma la vera trasformazione l’ha subita Fiona (Cameron Diaz) che ormai è una selvaggia e temuta guerriera a capo di un folto gruppo di orchi in rivolta.
Dopo i primi tre film, dove era già stato toccato un vastissimo territorio fiabesco, l’intuizione di esplorare una realtà alternativa completamente diversa era l’unico modo che ha permesso al regista Mike Mitchell e allo sceneggiatore Josh Klausner di poter rinnovare completamente sia le ambientazioni, che i personaggi, lasciando la comicità scorretta e irriverente delle prime pellicole, pur se infarcita di un sentimentalismo eccessivo.
 “Abbiamo pensato che fosse interessante il fatto che lui non è più l’orco che era nei primi film - ha spiegato il regista Mike Mitchell - E’ cambiato, non fa più paura ed è amato dai suoi abitanti. Ma l’ultima cosa che avremmo voluto per Shrek era che perdesse il suo appeal”.
Shrek 4 scorre leggero, valorizzato soprattutto dall’uso sapiente del 3D che non aggredisce lo spettatore, bensì lo coinvolge aumentando le profondità. Peccato, però, che le avventure di quel simpatico orco che per la prima volta era riuscito a ribaltare la logica del lieto fine fiabesco, si siano concluse anche loro adattandosi a uno sdolcinato “forever after”.

Voto: 6,5

Barbara Maura