Sette Opere di Misericordia

30/08/2011

di Massimiliano e Gianluca De Serio
con: Roberto Herlizka, Olimpia Melinte

Sette opere di misericordia,  opera prima dei fratelli De Serio ed unico film italiano in concorso ufficiale al 64’ Festival del film di Locarno. È un’opera piuttosto ostica che non concede nulla allo spettatore sul piano spettacolare, dalla struttura  non narrativa ai personaggi, privi di psicologia, che compiono azioni prive di senso agli occhi dello spettatore.
Sette opere di misericordia è ambientato in una Torino piuttosto cupa, con
pochi colori, tra i quali spicca il grigio. Per la macchina da presa dei
fratelli De Serio, Torino è una città fredda, egoista e senza cuore né anima. Una città ormai priva d’una qualsiasi umanità, emblematica è l’ultima sequenza all’interno del pullman con la protagonista Luminita, una giovane clandestina rumena, che vive d’espedienti dormendo nella periferia della città, gravemente ferita per un pestaggio subito da parte di suoi connazionali,  totalmente ignorata dagli occupanti del  mezzopubblico. Sequenza discutibile ma coraggiosa quindi da rispettare poiché chi ha il coraggio di mettere in scena l’indifferenza che predomina nella nostra società deve essere rispettato a priori.
Rispetto profondamente l’opera dei fratelli De Serio, ma confesso di non essere entrato in empatia con il loro film. Ho trovato il film poco chiaro, non ho colto il senso ultimo dell’opera, in conferenza stampa i due autori hanno  parlato di un messaggio evangelico laico e di pietas umana, cioè di valori assolutamente condivisibili, ma purtroppo io non ho colto per niente questo spirito. Probabilmente era nell’intento degli autori quello di non determinare empatia tra i personaggi e lo spettatore,  realizzando un’opera fredda, scostante e disturbante sotto tutti i punti di vista.
Pur non amando l’opera dei fratelli De Serio, la ritengo degna d’attenzione, quindi da non perdere quando a dicembre uscirà nelle nostre sale, poiché si tratta di un film contro e personalmente stimo molto chi riesce a realizzare un cinema-contro o un cinema diverso non omologato e di conseguenza apprezzo i due registi di Sette opere di misericordia.
Buono il cast, su tutti un monumentale Roberto Herlizka il quale avrebbe meritato un premio a Locarno poiché la sua perfomance attoriale è coraggiosa e toccante. Brava l’intensa protagonista Olimpia Melinte. Un’opera a non perdere per chi ama un cinema non omologato e coraggioso

Voto: 6

Ettore Calvello