Quelques heures de printemps

09/08/2012

di Stéphane Brizé
con: Emmanuelle Seigner, Vincent Lindon, Hélène Vincent, Olivier Perrier

Quelques heures de printemps di Stéphane Brizè è un film francese sconvolgente, di una bellezza glaciale con un Vincent Lindon in gran forma nel ruolo di un uomo introverso e schivo che ha un rapporto conflittuale con l’anziana madre malata di un male incurabile. Nel film viene affrontato con coraggio e pudore un argomento tabù quale è il suicidio assistito che, come si sa, è legale in Svizzera.
Il film di Brizè è, per ora, uno dei migliori visti quest’anno a Locarno sia da dal punto di vista estetico che come tematica; la sua mise en scene ricorda esteticamente il cinema freddo e distaccato ma al contempo potente di Maurice Pialat. L’opera affronta con coraggio e pudore formale il tema del suicidio assistito facendo vedere tutte le fasi dell’operazione senza dar giudizi morali com’è giusto che sia in un film poiché un regista deve mostrare, poi sta allo spettatore valutare.
Personalmente non condivido la pratica del suicidio assistito,  ma tutto ciò non conta, quello che davvero conta è l’aver trovato un nuovo Autore rigoroso e controverso nel cinema europeo un po’ asfittico negli ultimi anni.
Oltre al già citato  Vincent Lindon vorrei sottolineare la grande prova d’attrice di Helene Vincent nel ruolo della madre e, nel ruolo di Clemence, una conturbante e sempre magnetica Emmanuelle Seigner che  surriscalda il film pur avendo poche ma importanti scene.
Un piccolo appunto alla direzione del Festival di Locarno è l’aver inserito quest’opera straordinaria ma tosta in Piazza Grande invece che del concorso ufficiale; apprezzo però il coraggio del direttore artistico Olivier Père… Per un film coraggioso un atto altrettanto coraggioso.

Voto: 8

Ettore Calvello