Film in DVD: Turner

18/10/2015

di Mike Leigh
con: Timothy Spall, Dorothy Atkinson, Marion Bailey, Paul Jesson, Lesley Manville

Joseph Mallord William Turner è stato un pittore. Questo, almeno, nella pellicola è abbastanza chiaro. Meno chiaro è invece il percorso umano che la persona ha fatto per diventare quello che fu.
L’impronta del regista è evidente: dalla scelta del protagonista all’adozione dello scarno copione, fino alla scelta delle tele maggiormente riprese.
Ma approfondiamo puntualmente. Il ritmo è tremendamente lento, sopratutto per quanto riguarda la seconda parte. Si nota questo povero Turner vagare da un luogo all’altro: stati, case, musei, circoli, altre case senza però mai soffermarsi su cosa sia veramente per lui la Casa, se non alla fine in letto di morte. Forse è una scelta voluta per marcare lo spirito del pittore continuamente alla ricerca di nuove forme, colori, sfumature ma questo penalizza irrimediabilmente l’andamento progressivo della narrazione. Difatti, in alcuni punti si nota chiaramente un vuoto narrativo ovvero un blocco, un mancato proseguimento precedentemente sviluppato.
[Un indicatore rapido: cercate voi stessi i riconoscimenti – a mio avviso marginali – vinti dalla pellicola]
L’intima e profonda sagoma del personaggio è totalmente in balia del contesto: un Turner spinto, da motivi poco approfonditi, a cambiare drasticamente stile; un Turner commosso – quel giusto – di fronte alla morte del padre non associata a chiave difforme, per una lettura della realtà, da parte dei suoi occhi; un Turner che schiva il confronto con i colleghi dell’Accademia. Insomma un Turner blando.

La sceneggiatura e gli attori secondari invece sembra danzino intorno a lui. Non persone, non anime che influenzano l’operato del protagonista ma legni trascinati dalla corrente. Il rapporto, con entrambe le donne, infatti è enfatizzato dalla fame sessuale del protagonista che, al terminare della pellicola, si trasforma in senso di attaccamento per una sottile paura della solitudine. Se vogliamo descrivere l’aspetto delle due donne possiamo usare anche solo una parola: accessorie. Non si percepisce quella forte influenza che qualsiasi donna riesce a trasmettere ad un uomo; è mancata quel senso intuitivo, che solo l’intelletto femminile possiede, che permette all’uomo di compiere quel salto di qualità. Se ci si limita a ricevere ciò che il film regala si ottiene solamente una governante frustrata, malata ma sessualmente attratta dal pittore, da una parte mentre, dall’altra una pluri vedova che a stento arriva alla fine del mese buona di cuore ma brutta d’aspetto.
Ma è facile criticare con in bocca dei pop-corn. Rompiamo qualche lancia a favore del regista.
Indubbiamente Mike Leigh ha centrato il punto nel mettere in risalto il carattere pienamente incoerente del protagonista: amante, frequentatore di bordelli, giocatore d’azzardo, critico severo, arrogante, cinico, beffardo e a tratti meschino. Altrettanto indubbiamente la pellicola rende onore a quel pizzico folkloristico circa gli avvenimenti minuziosi della vita del pittore: vedi la passione per le cascate del Niagara, l’episodio alla nascita del quadro Thémeral, l’incanto per Beethoven.
Non è facile difatti ritrarre una persona, sopratutto se essa è morta, che ha poche fonti attendibili sul suo profilo, è insitamente contradditoria e odiata dal governo del paese in cui vive.
Altra scelta azzeccata è stata quella di ingaggiare Timothy Spall – attore nato dal teatro, lunga esperienza, grandi doti soprattutto nelle espressioni mimiche – come protagonista.
Però non si può perdonare ad un regista la mancanza di Pathos – πάθος. Il film non trasmette tensione nemmeno alla morte del protagonista, nemmeno a quel piccolo preambolo regalatoci post morte che lo vede abbozzare un panorama come se intendesse abbozzare l’Eterno. Manca tensione nell’innamoramento, nei molteplici atti sessuali, nei diverbi, nei litigi. Insomma, manca tutto quello che in un artista dovrebbe essere in abbondanza.

Non casualmente, difatti, il post film è stato semplicemente un contenuto ritorno. A casa, non a Londra.
Il trailer trasmette di più

Voto: 5,5

Francesco Cantù