Red Cliff

22/10/2009

di John Woo
con: Tony Leung, Takeshi Kaneshiro, Zhang Fengyi, Chang Chen, Zhao Wei, Chiling Lin

Produzione: Cina
Genere: Azione
Anno: 2008/2009
Durata: 280

Siamo nell’anno 208, quasi al termine della dinastia Han: il Primo Ministro Cao Cao (Zhang Fengyi) si muove con un’armata di 800.000 uomini verso il sud della Cina per sottomettere i regni di Shu e Wu, accusati di complottare contro l’imperatore Xian. Dopo la battaglia di Changban, primo scontro tra l’armata imperiale e le forze di Shu, lo stratega Zhuge Liang (Kaneshiro Takeshi) si reca in missione diplomatica presso il regno di Wu, per negoziare un’alleanza tra i due regni che possa contrastare le mire espansionistiche di Cao Cao. Wu è retto dall’irresoluto Sun Quan (Chang Chen), ed è solo con l’aiuto di Zhou Yu (Tony Leung),  vicerè e generale di Wu, che Zhuge Liang riuscirà ad ottenere il consenso del sovrano. I due, dopo un primo scontro con l’avanguardia di Cao Cao da cui escono vittoriosi, si preparano ad affrontare il grosso delle sue forze in una battaglia navale sul fiume Yangtze. Tanto per complicare le cose, Cao Cao nutre un desiderio ossessivo per Xiao Qiao (la modella taiwanese Lin Chi-ling), moglie di Zhou Yu.
Dopo oltre dieci anni di purgatorio hollywoodiano, ritorna John Woo con un blockbuster annunciato della durata complessiva di quattro ore e mezzo. Fuori dall’Asia verrà distribuito in una versione brutalmente ridotta che desta una certa preoccupazione, con il pretesto che il pubblico occidentale ha scarsa familiarità con il “Romanzo dei Tre Regni”, classico della letteratura cinese del XIV secolo basato sulla “Cronaca dei Tre Regni” dello storico Chen Shou (III secolo), da cui è liberamente tratto il film. Un’ambientazione già sfruttata in numerose serie televisive, videogames, e, solo nell’ultimo anno, dal godibilissimo “Three Kingdoms: Resurrection of the Dragon”, con un crepuscolare Andy Lau e la splendida Maggie Q. In particolare, proprio della battaglia di Red Cliff (Chibi zhi zhan) esistono varie versioni teatrali di Opera tradizionale.
Funestato da problemi di casting (Tony Leung, inizialmente interpellato per il ruolo di Zhuge Liang, sostituisce Chow Yun-fat nella parte di Zhou Yu), “Red Cliff” è la produzione cinese più dispendiosa di tutti i tempi, e bisogna ammettere che gli 80 milioni di dollari spesi si vedono tutti. Improntato a un sontuoso realismo, all’opposto dei sublimi eccessi barocchi dell’ultimo Zhang Yimou, il film conferma che John Woo non ha perso il suo smalto, riscattandosi dalla greve opacità del periodo americano. Si potrebbe obiettare che il regista non emoziona più come un tempo, ma il suo linguaggio cinematografico, che potrebbe apparire sorpassato dai tempi, s’impone con la forza, la coerenza e la dignità di un cinema ostinatamente “classico” e orgoglioso di esserlo. Magistrali carrellate e dolly flessuosi geometrizzano il caos delle battaglie (coreografie di Corey Yuen), né possono mancare l’amata slow-motion, le dissolvenze incrociate, i freeze frames e persino qualche anacronistico zoom, che farà sgorgare qualche nostalgica lacrimuccia. Le scene di massa e i combattimenti sono il fulcro del film, in particolare il secondo scontro in cui Zhou Yu e Zhuge Liang decidono di adottare la formazione Yinyang, e conquistano, se non per l’originalità, per l’assoluta padronanza del mezzo cinematografico. Nonostante tanta grandeur monumentale, le scene maggiormente riuscite sono altre, ovvero quelle, diciamo così, intimiste e lontane dall’epica tonitruante dei campi di battaglia: la scena palesemente simbolica della caccia alla tigre, durante la quale Sun Quan riacquisterà fiducia in se stesso, quella del parto della cavalla, e soprattutto quella in cui Zhou Yu e Zhuge Liang scoprono l’affinità reciproca suonando assieme il qin, uno strumento a corda. Attraverso sguardi languidi e un montaggio straordinario, la scena permette a John Woo di introdurre il suo tema prediletto, quello dell’amicizia virile, che tanto faceva sogghignare Stanley Kwan il quale, in una famosa intervista realizzata per un documentario sull’erotismo nel cinema di Hong Kong, malignava sulla manifesta omosessualità dei protagonisti di “The Killer”, con stupore attonito del regista. Naturalmente non possono mancare le colombe, come quella, presumibilmente in CGI, dello spettacolare piano sequenza dall’alto nel finale della prima parte.
La seconda parte, uscita nel gennaio 2009, lascia ampio spazio alle rispettive scelte tattiche e all’incendiaria battaglia sul fiume Yangtze, sacrificando buona parte dei personaggi a favore delle scene d’azione. Momenti blandamente umoristici sono affidati alla principessa Shun Shanxiang (Vicki Zhao), la quale si infiltra nell’accampamento di Cao Cao per spiarne le mosse, mentre viene approfondito e umanizzato il personaggio del Primo Ministro. L’impari scontro si concluderà con un classico quanto anacronistico mexican standoff  alla “Hard Boiled”, con le spade al posto delle armi da fuoco. Ottimi tutti gli attori, Tony Leung e Zhang Fengyi in testa, mentre Kaneshiro Takeshi si riscatta dall’incerta prova offerta in “The Warlords”. Il consiglio è di recuperare l’edizione integrale in DVD e di evitare come la peste la versione internazionale, per apprezzare appieno il ritorno di un maestro del cinema.

Voto: 7

Nicola Picchi