The Cycle

11/12/2009

di Michael Bafaro
con: Daryl Hannah, Leah Gibson, Jeb Beach, Oliver Blaha, Daniel Probert, Lee Tomaschefski, Twan Holliday

Carrie si trova in viaggio di notte lungo la strada che costeggia un bosco. Una ragazza coperta di sangue le si para davanti e le chiede un passaggio. Carrie decide di portarla con sè, e durante il tragitto verso una stazione di servizio Amy le racconta quello che le è accaduto. Era andata nel bosco con alcuni amici a cercare tombe di nativi americani per conto del suo professore, quando un pazzo ha cominciato a dar loro la caccia, uccidendoli uno ad uno...


Se c'è una cosa che trent'anni di slasher ci hanno insegnato è che andare per boschi nel Nord America è pericoloso. Se poi si cercano antiche tombe di nativi americani e si finisce per disseppellire un orologio con un'incisione del 2002 allora forse è meglio darsi alla fuga. Inoltre spesso in luoghi remoti ci sono un certo numero di psicopatici armati che, senza motivo apparente ammazzano gli incauti visitatori, infischiandosene dell'ospitalità o del turismo. E le stazioni di servizio pullulano di agenti del nemico che, seppure apparentemente normali, nel momento del bisogno finiscono col tradire le aspettative degli ingenui scampati alla prima parte del massacro. Perchè persino noi che guardiamo sappiamo che si tratta solo della prima parte, poi ci sarà un breve istante in cui la vittima si illuderà di essere al sicuro, e infine altre atrocità degne di un film di guerra.
I boschi americani non sono stati mai sicuri ma, dopo The Blair Witch project, di certo nessuno sano di mente ci si accamperebbe. Oltretutto se nel raggio di chilometri c'è solo una stazione di servizio, non è affatto saggio scendere dal furgone ostentando un'aria schifata e facendo arrabbiare l'unico essere umano presente. Ma si sa che gli americani non sono persone molto perspicaci, per cui quando le due Barbie del gruppo dimostrano di essere delle gran cafone, prendendo in giro l'amica che cerca di essere gentile col benzinaio, si capisce al volo che saranno le prime ad andarsene, e in verità questo allo spettatore non pare certo un gran danno.
Altro archetipo del genere qui ampiamente rappresentato è quello della donna sola che viaggia di notte. Personalmente non so in America, ma da noi raramente una donna sola si mette a viaggiare di notte attraverso un bosco sterminato, lungo la strada verso il quale è sparito il suo stesso marito tempo prima. Ma forse le donne americane hanno un enorme sprezzo del pericolo e una discreta vena masochista. O semplicemente gli sceneggiatori sono alla frutta. Propendo per la seconda, non è possibile che ancora dopo trent'anni di incontri pericolosi e spesso fatali, le donne in America vadano per boschi di notte da sole, oltretutto scendendo dall'auto al primo accadere di fatti che normalmente indurrebbero alla fuga chiunque. Le apparizioni del pazzo armato di machete, sottolineate da un gracchiare di corvi, invece di destare una normale inquietudine, inducono lo spettatore a chiedersi prima di tutto come mai i corvi sono illuminati a giorno anche nel pieno della notte, e poi quanto ci metteranno le vittime a collegare il gracchiare con l'arrivo del macellaio. Dev'essere un effetto della noia combinata con la mancanza assoluta di tensione ad indurre la mente dello spettatore alla formulazione di queste oziose speculazioni.
E in quest'esaltante campionario di archetipi dello slasher è ovvio che non può mancare il colpo di scena finale che, per essere tale, dovrebbe avere come caratteristica principale l'imprevedibilità. Quindi direi che qua è stato ampiamente mancato il bersaglio: il colpo di scena finale è più stupido dell'intera trama, compreso gli abitanti fuori di testa che cercano di spiegare le motivazioni del loro operato alla vittima di turno la quale sgrana gli occhioni incredula, invece di tirare calci in faccia a tutti sperando di centrarne almeno uno.
Insomma in tutto il film non c'è niente che possa somigliare, neanche vagamente, alla ventata di rinnovamento che il genere slasher, ormai stecchito da tempo, invoca a gran voce già dai tempi gloriosi di Wolf Creek, l'ultimo decente a memoria di fan.
Ma tant'è, la storia si dipana ovvia e poco avvincente fino al finale, che in linea col resto, lascia la sensazione di essere stati immessi a viva forza in una macchina del tempo, purtroppo non quella da cui è caduto fuori Stuntman Mike, perchè disgraziatamente Michael Bafaro non è neanche lontanamente Tarantino.

Voto: 4

Anna Maria Pelella