Alma-Tadema e i pittori dell’Ottocento Inglese

16/02/2014

Sabato 15 febbraio, si è tenuta presso il Chiostro del Bramante a Roma, la presentazione della mostra su Lawrence Alma-Tadema (1836 – 1912), pittore olandese, poi naturalizzato britannico.
Le strade del collezionismo sono spesso contorte e infinite, dunque può capitare che un magnate messicano come Juan Antonio Pérez Simón si innamori dell'Arte Vittoriana, ma non degli ormai “blasonati” Preraffaelliti, bensì dei loro discepoli, cioè di quei pittori che hanno tentato di seguire le orme tracciate da Dante Gabriele Rossetti e dai suoi sodali, specialmente grazie alla protezione intellettuale di John Ruskin. La presentazione non ha offerto particolari spunti di riflessione, dunque passiamo a parlare brevemente della mostra; che resterà aperta sino al 5 giugno.
 
Cinquanta sono le opere ospitate in uno dei tanti magnifici spazi della Città Eterna. Cornice quanto mai perfetta per degli artisti, come quelli britannici, da sempre innamorati del nostro paese. Il collezionista sudamericano li ha messi assieme in più di 25 anni e vanno dal 1860, dunque ancora in periodo preraffaellita, sino agli anni vicini alla Prima Guerra Mondiale. Sono presenti opere del succitato Rossetti, Edward Burne-Jones e John Everett Millais, ma trattasi a dire il vero di lavori minori da parte di questi grandi artisti.
Il fulcro della mostra ruota attorno a quel variegato mondo legato al cosiddetto post-preraffaellismo, assai meno strutturato del precedente movimento artistico. Dai consigli di un mostro sacro del cultura del XIX secolo quale era Ruskin, si è passati a dei pittori che eseguivano perlopiù delle committenze dal gusto esotico per la crescente classe borghese e mercantile delle città industriali del Regno Unito: Birmingham, Manchester e Liverpool.

Nelle sale del Chiostro del Bramante, rivive con prepotenza la sublime bellezza eclettica che caratterizza l'arte inglese dell'Ottocento, con quel suo amore per un classico sempre rivisitato. La differenza tra Alma-Tadema e i suoi contemporanei e i grandi maestri del “prima di Raffaello” sta nell'allontanamento da un Medioevo fantastico e arturiano, proponendo al suo posto soggetti legati agli sfarzi della Roma Imperiale. Dunque, dalla ricerca letteraria e simbolica dei Preraffaelliti, dove la donna è una icona mistica, si è passati a dame pompeiane lussuriose e ammiccanti. L'immagine femminile perde quel senso magico tipico di Rossetti, per diventare una benevola incantatrice, all'insegna di un'arte assolutamente del piacere, ma anche meno colta e sofisticata.

Assolutamente da ammirare è il pezzo forte della mostra, una opera per   l'appunto di Alma-Tadema: “Le rose di Eliogabalo” (1888); nel caso specifico il visitatore non troverà difficoltà nel percepire di trovarsi di fronte a un vero capolavoro, il quale probabilmente giustifica da solo la visita alla mostra.

Riccardo Rosati