Dentro Caravaggio

29/01/2018

Genio e sregolatezza. Una definizione che più che mai si addice a Michelangelo Merisi detto Caravaggio. La spettacolare Mostra allestita a Milano a Palazzo Reale e prorogata fino al 4 febbraio per lo straordinario successo (non perdetela per nulla al mondo, vale tutta la lunga attesa agli ingressi!) si muove su questo doppio binario ripercorrendo cronologicamente la vita del pittore e ai capolavori esposti, urlanti di dolore, accosta il racconto di un carattere impetuoso e di un’esistenza dissoluta e tormentata, trascorsa tra risse e taverne, intemperanze e litigi sfociati nel sangue, omicidi e fughe.
C’è poi un terzo percorso della Mostra, sotto la superficie dei quadri, nel senso letterale del termine. Ogni dipinto, infatti, viene analizzato attraverso la diagnostica artistica che ne porta in luce ciò che non è visibile ad occhio nudo. Utilizzando lo spettro di radiazioni elettromagnetiche ne mostra i substrati, le incisioni, gli abbozzi e tutta la preparazione pittorica. Percorriamo così il viaggio “dentro Caravaggio”, nella sua vita sregolata e nel lavoro all’interno del quadro, per restare poi senza fiato davanti alla bellezza di dipinti che rompono d’impeto con la tradizione dell’epoca. I quadri di Caravaggio, immersi in quei potenti chiaroscuri che ne caratterizzano tutta l’opera, soffrono e vivono di movimento e di luce sostituendo quella compostezza statica della pittura precedente.
Il processo innovativo si nota gradualmente, partendo dalla “Maddalena Penitente” della prima sala, con i monili abbandonati da un lato, per passare a “La Buona Ventura” in cui si nota l’espressione furbesca della zingara che legge la mano ad un giovane ignaro sfilandogli un anello (particolare che emerge dall’osservazione analitica) e per il quale fermò in strada una zingara chiedendogli di posare per lui e a “Il Ragazzo morso dal ramarro” dove è palese il movimento del giovane che ritira la mano di scatto in un’espressione di sorpresa e dolore. In “Marta e Maria Maddalena” si nota il contrasto tra le due figure, una in movimento e una statica, una semplice e una elegante, simboli della purezza e della lussuria.  Nel “Sacrificio di Isacco” colpisce il terrore sul volto di Isacco sull’ara sacrificale.
Nella sala seguente sono accostati due quadri di San Giovanni Battista e uno di San Gerolamo Penitente, tutti e tre colpiti in pieno dalla luce su sfondo scuro e tutti e tre avvolti nella violenza cromatica di un drappo rosso. A confronto anche due quadri di San Francesco in Meditazione, uno del 1602 e conservato a Cremona e uno del 1606 proveniente dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma: in entrambi risaltano il saio lacero e l’espressione intensa per le privazioni mentre contempla il teschio.
La Madonna di Loreto o Madonna dei Pellegrini destò scandalo perché usò come modella la cortigiana Lena, sua amante, e per aver ritratto i pellegrini in abiti sporchi e miseri. La Madonna appare come su un palcoscenico teatrale, in un contrasto di luce e tenebre. E’ il periodo in cui, in seguito all’omicidio di Ranuccio Tomassoni a seguito di una discussione durante il gioco della pallacorda, ripara a Napoli, dove persegue una nuova drammaticità nel dipingere l’umanità sofferente. E’ di questo periodo il capolavoro “La Flagellazione di Cristo”, dove la brutalità degli aguzzini fa risaltare con maggiore forza la pietà per la figura del Cristo.
Dopo essere stato a Malta e in Sicilia, dove è visto ormai come un folle, dipinge il celebre “Salomè con la testa del Battista”, una composizione ridotta all’essenziale da cui emergono il capo mozzato e sanguinante e il carnefice con ancora la mano sull’elsa della spada con cui ha eseguito la decapitazione. Nella stessa sala, che chiude drammaticamente la Mostra, è esposto il suo ultimo dipinto, il “Martirio di Sant’Orsola” dove ritrae la Santa con il capo reclinato a guardare la freccia che le trafigge il petto. Dall’ultimo restauro è emersa l’immagine di una mano protesa nel tentativo di fermare la freccia. Quindi il Caravaggio “sorpreso da febbre maligna morì in pochi giorni circa gli anni 40 della sua vita”.

In contemporanea alla Mostra "Dentro Caravaggio" e fino ad Aprile è visitabile, presso le Gallerie d'Italia in Piazza della Scala, la Mostra "L'Ultimo Caravaggio", eredi e nuovi Maestri, un percorso attraverso 50 opere dei seguaci di Caravaggio

Gabriella Aguzzi