Milano e il Cinema

13/01/2019

Milano che cambia nel corso dei decenni, angoli che scompaiono, macerie che vengono sostituite dalla nascita di nuovi palazzi. Cambia il volto, la moda, la vita. E cambia insieme anche il Cinema riflettendo come uno specchio il vivere e gli umori non solo di una città ma dell’Italia tutta. Tutto questo è illustrato nella bella mostra a Palazzo Morando intitolata Milano e il Cinema. Foto, locandine e memorabilia che mostrano molto di più di una carrellata di film a cui Milano ha fatto da set: l’esposizione curata da Stefano Galli, promossa dal Comune di Milano nell’ambito del palinsesto Novecento italiano e organizzata da MilanoinMostra, visitabile fino al 10 febbraio è una lunga camminata nella storia cinematografica italiana che la suddivisione in capitoli, seguendo i decenni, illustra nella sua evoluzione dalle prime sperimentazioni degli Anni Dieci all’epoca d’oro degli Anni Sessanta fino alla nascita di una nuova commedia tutta milanese. Ogni decennio, vediamo così, è caratterizzato da un genere che ne rispecchia la storia, e sullo sfondo sempre Milano, con i suoi angoli e le sue luci, i suoi monumenti e le sue periferie, viva e mai mera cartolina.
L’appuntamento espositivo è la nuova tappa di un percorso iniziato con “Milano tra le due guerre. Alla scoperta della città dei Navigli attraverso le fotografie di Arnaldo Chierichetti” (2013) e proseguito con “Milano, città d’acqua” (2015)  “Milano, storia di una rinascita. 1943-1953 dai bombardamenti alla ricostruzione” (2016) e “Milano e la mala” (2017). Questa serie di iniziative racconta la città con la sua storia, la sua identità, le sue vicende sociali, capaci di trasformarne in modo radicale il volto.
Si inizia con le prime sperimentazioni cinematografiche, prima che le produzioni si concentrassero nelle nuove strutture romane di Cinecittà, ma negli Anni Quaranta e Cinquanta Milano torna nuovamente alla ribalta. La sezione “Milano a cavallo della Guerra” vede la Fiera di “Gli Uomini che Mascalzoni” con Vittorio De Sica, la Scala e i Giardini Pubblici che fanno da sfondo a una bellissima Lucia Bosè vestita di bianco in “Cronaca di un amore”, gli orti nebbiosi di Lambrate su cui si radunano i barboni di “Miracolo a Milano”, uno dei film simbolo della città che si concluderà col magico volo a cavallo delle scope sopra Piazza Duomo.

Gli Anni Cinquanta sono gli anni della commedia: “Lo Svitato” di Lizzani con Dario Fo, “Audace colpo dei Soliti Ignoti” di Nanni Loy, “Susanna tutta panna” con Marisa Allasio, e ancora “Nata di marzo”, “Siamo tutti milanesi” e “Totò, Peppino e la Malafemmina” con la celebre scena del duo comico che, dopo essere sbarcata con colbacco alla stazione centrale, giunge smarrita a chiedere indicazioni in piazza Duomo (“noios voulevons savoir...”).
Gli Anni Sessanta sono invece quelli del Cinema d’Autore. “La Città moderna tra boom economico e alienazione” è il titolo della sezione sul cui schermo vediamo un ben diverso arrivo in stazione, quello di “Rocco e i suoi fratelli” e l’addio tra Rocco e Nadia sul tetto del Duomo. Il capolavoro viscontiano mostra una Milano fredda, ostile, la Milano delle palestre di boxe e dei bar della Ghisolfa, dell’Idroscalo nebbioso in cui si consuma la tragedia. Sono altri i toni con cui si racconta l’immigrazione, sono altri i luoghi in cui ci si sente diversi. Anche Eriprando Visconti, il nipote di Luchino, in “Una storia milanese” mostra una Milano di rogge e canali, una Milano di atmosfere, mentre la Milano di Antonioni in “La Notte” è una Milano metafisica e respingente. E così la raccontano Lizzani in “La Vita Agra”, Liliana Cavani in “I Cannibali”, Ermanno Olmi in “Il Posto”. Notturna e agrodolce quella di Damiani in “La Rimpatriata”, dal tramonto all’alba tra cinema e bar di periferia e le nostalgie di un gruppo di amici separati e cambiati dalla vita.

Arrivano poi il Cinema d’Animazione e Carosello, con le figure di Calimero, il Signor Rossi di Bozzetto, la Linea di Cavandoli, e il Polizziottesco, il genere che ha caratterizzato gli Anni Settanta. Sono tantissimi i titoli ricordati dalle locandine colorate: “Banditi a Milano”, “Milano odia, la polizia non può sparare”, “Milano trema, la polizia vuole giustizia”, “Milano Calibro 9”, “Svegliati e Uccidi”, “Mark il poliziotto”, “Milano violenta”, “La Polizia ha le mani legate”
Dopo i turbolenti Anni Settanta i decenni successivi tornano a guardare “La Città dell’Inquietudine”, come recita il titolo della penultima sezione che affianca “Oggetti Smarriti” di Giuseppe Bertolucci (1980), “L’Aria serena dell’Ovest” di Soldini (1990), “Fame Chimica” di Antonio Bocola e Paolo Vari (2003), “Io sono l’amore” di Luca Guadagnino (2009), ma sono anche gli anni del ritorno alla commedia, un ritorno che mette in luce nuovi comici milanesi. Nascono Maurizio Nichetti, che ambienta sempre a Milano i suoi personaggi stralunati e attraversa la città dalla montagnetta di San Siro al Pirellone reggendo un bicchier d’acqua su un cabaret, Gabriele Salvatores e i “comedians” di “Kamikazen: ultima notte a Milano”, il primo film italiano con lo sgurz, come lo definiva la pubblicità, Renato Pozzetto, Diego Abatantuono, Aldo Giovanni e Giacomo. Una Milano nuova, energica che torna a sorridere e far sorridere e che con un sorriso chiude la Mostra.

Gabriella Aguzzi