Regalo di Natale

19/01/2018

Quando viene proposta la versione teatrale di un film che hai molto amato ti ci avvicini con un misto di curiosità e timore. “Regalo di Natale”, in scena al Teatro Manzoni di Milano fino al 28 gennaio, non delude. Non solo per l'ottima performance dei suoi cinque interpreti, che con sciolta naturalezza offrono, passando dal sorriso all'amarezza, un desolato  campionario di falliti, amici riuniti dopo 20 anni al tavolo da poker, cambiati dal tempo e dalle ferite (“Ognuno è mosso da una disperazione che li rende incompiuti” dice il regista Marcello Cotugno.). Non delude anche perché l'adattamento teatrale di Sergio Pierattini non tradisce il film di Pupi Avati ma al tempo stesso non lo ricalca. Portato ai tempi nostri, nel contesto di una crisi economica e di valori che ancor più fa emergere la ferocia dei cinque amici delusi e inariditi dalla vita, rende la storia teatrale, in parte a servizio del differente mezzo (dove là era tutto giocato sui primi piani qui gli attori raccontano i loro drammi con tutta la fisicità del corpo e del portamento) e soprattutto dona a tutti i personaggi una nuova caratterizzazione, pur lasciandoli immutati nella loro essenza.
“Il film è cupo fin dall'inizio – precisa ancora il regista – mentre qui il clima all'inizio è goliardico e la prima parte, rispetto al film è più vivace. Non ci sono flash back e il personaggio femminile non compare, lasciando immaginare al pubblico questo ideale di donna. Abbiamo cercato di non rifarci al film mantenendo però invariata la struttura dei rapporti tra i personaggi”.
Il progetto nasce da un'idea di Valerio Sartoro che in scena interpreta Ugo, l'amico che Franco ha deciso di non rivedere mai più, dopo il tradimento che gli ha cambiato la vita. Un bravissimo Filippo Dini interpreta Franco, il personaggio che nel film di Avati aveva segnato la svolta artistica di Diego Abatantuono. “E al tavolo da gioco si ritrova l'ex amico e avrà modo di scaricare le sue rivendicazioni e il nero che si è portato dentro per vent'anni, ma ne resterà ancora più scottato. Come allora si era fidato del grande amico così si fiderà ancora, in questa notte di Natale, e come Otello ne uscirà pieno di ferite”.
Gennaro Di Biase è Stefano “Quello che più crede nell'amicizia e che resterà vicino a tutti e quattro fino alla fine. Perché per lui è un valore fondamentale nei momenti più difficili e in un'epoca carica di solitudine”.
Giovanni Esposito è Lele, il personaggio che individuiamo subito come il fallito fin dalle prime battute, quello che ha inghiottito amarezza per anni, sempre in fondo alla lista dei critici, senza veder mai arrivare il suo momento. “E' un uomo solo, mai appagato dalla vita. Per lui l'amicizia è qualcosa che ancora esiste e vorrebbe che si riproponesse con la stessa forza di 20 anni prima. Ammira la vita degli altri per completare un po' la sua”. Esposito lo interpreta con un misto di tragicità e ironia che lo rende ancora più patetico.
Infine Gigio Alberti è l'avvocato Santelia, il “pollo” del tavolo da poker, il quinto personaggio esterno ai legami degli altri. L'attore ne ricerca un'interpretazione totalmente diversa da quella che fu di Carlo Delle Piane, infatti – raccontano – per creare questo Santelia teatrale si sono ispirati più al Varags di Fargo. “E' un personaggio di nessuna umanità – lo descrive Gigio Alberti – che guarda a se stesso con uno sguardo romantico di perdono, ma non è più capace di provare nulla, finge solo di provare dei sentimenti. Può solo immaginarsi gli altri come erano vent'anni prima e cercare di capire cosa li ha cambiati e ha prosciugato la loro umanità”.
Assolutamente da non perdere.

Gabriella Aguzzi