“Era il manto della irrealtà spettrale che mi
piaceva, il manto che essa disponeva sulle forme familiari del mondo.” (Spider)
Dennis-Spider
è un uomo-bambino intrappolato nella ragnatela della sua memoria. E la memoria
è una trappola, un inganno del tempo. Si rimembra quello che si vuole
ricordare, magari proprio ciò che non è mai stato, ma avremmo voluto che fosse
nella nostra immaginazione, con la fantasia, negli strati più reconditi della
nostra mente, magari fino a sfiorare la follia.
Così lo
scrittore P. McGrath, con quest’ultimo romanzo intitolato “Spider”, ci spinge
nel buio della subcoscienza, zona limite da lui più volte esplorata con occhi
lucidi e uno sguardo cinico, tanto da far sembrare che la narrazione assuma una
lettura in chiave psichiatrica degli eventi. Infatti, l’unico modo per
ritrovare un barlume di goticismo tra le pagine di questo romanzo è quello di
aggrapparsi, come fa il protagonista Spider, ad un intersecato mondo di fili e
insetti, di luci e d’ombre, voci e silenzio, realtà e allucinazione: “I
lampioni erano macchi di luce nella nebbia, scintille e schegge di una
radiosità gialla frantumata che raccoglieva il bagliore di luce selvaggia dei
suoi occhi, il fuggevole velo bianco del suo naso.”
Da questo
libro il regista David Cronenberg, anch’egli incline alla trasgressione e
all’esplorazione dei buchi neri annidati nell’emisfero del cervello umano,
ha tratto l’omonimo film presentato
quest’anno al Festival di Cannes e prossimamente in uscita al
cinema. Nelle vesti di Spider si è calato senza esitazioni il fascinoso Ralph Fiennes attorniato da un cast
degno di considerazione: Miranda Richardson, Lynn Redgrave e Gabriel Byrne. Non
è facile trasporre cinematograficamente fatti puramente psichici eppure
Cronenberg, con la collaborazione dello scrittore McGrath, ha saputo dare forma
alla rappresentazione di uno straziante
viaggio attraverso di essi.
McGrath
si affaccia sul mondo reale, questo è il suo punto di partenza per tracciare, poi,
un insieme di pensieri che s’affollano nella mente sino a confondersi e a
confondere chi ne rimane attratto, proprio come fa il ragno quando tesse la sua
tela nell’attesa di un insetto che sia intrappolato. Il protagonista è colui
che narra la storia, attraverso il pretesto di un diario che possa raccogliere
le sue memorie di fanciullo, un andirivieni di sensazioni che lo portano alla
sua verità, alla sua parola contro lo smarrimento della mente di noi lettori
attraversati da inquieti flashback tra passato e presente, squallide menzogne
e, altrettanto, raccapriccianti visioni all’interno di un manicomio, suddiviso
in reparti che ricordano i gironi danteschi.
Eppure,
nonostante le angosciose e dolorose situazioni e visioni che la storia
(re)suscita, chi legge rimane attonito, fisso ad osservare quel mondo tanto
nitido nella sua crudezza da sembrare inverosimile, si resta immobili di fronte alla figura di
Spider, perché egli – il carnefice
– prende le distanze da noi – le sue vittime – proprio quando vorremmo
entrare nella sua testa malata (?) e visionaria per cercare di capire da che
parte stare, per condividere il dolore che ha lacerato la vita di Dennis fino a
trasfigurarsi nell’esistenza di un essere folle, con un nome inquietante,
Spider, e provare, dunque, per questi una sorte di pietà.
Ma
l’autore e la sua “creatura” conoscono già il finale, poiché si tratta,
rispettivamente, del suo finale e della sua fine. Spider ammette: “un semplice
sguardo di quegli occhi (che ora sono anche i nostri occhi) ha la capacità di
mandarmi in pezzi, di frantumare la mia fragile identità in mille particelle e di lasciare il sottile
frammento di filo appena luminoso all’interno – il residuo, la rovina di ciò
che un tempo era un cuore, un’anima, una vita – di lasciarlo nudo e
vulnerabile, in preda al mondo che senza dubbio lo spegnerà in un secondo.”
Ecco, dunque, la necessità di lasciarci il ruolo di spettatori-voyeur di una
vita che, in fondo, noi “anime morte”, come siamo definiti, alla luce del
giorno non possiamo accettare. E’ più di
qualunque altra, la nostra volontà che non impedirà a Spider di andare in
solaio e di scrivere la parola fine al suo incubo e alle nostre fantasie
segregate nel buio della stessa notte.