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Gabriella Aguzzi Capo Redattore

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Milano da scoprire 3: La Milano Liberty

11/11/2018

Milano è una città che spesso va scoperta con lo sguardo all’insù, tra balconi e fregi. E questo suo volto si spiega all’osservatore nell’itinerario di Milanoguida attraverso la Milano Liberty che offre un assaggio degli stili di questo periodo architettonico, mostrando gli edifici più pregevoli nel quartiere di Porta Venezia, per imparare poi a riconoscerli in giro per la città, in particolare negli esempi che si addensano attorno a Corso Magenta e Via Boscovich.
Nel Liberty convivono due anime, quella morbida e sensuale delle curve e dei disegni floreali, in cui trionfano insetti, fiori, ali, putti, l’immagine conturbante e spessa discussa della femme fatale, i mascheroni che decorano balconi e facciate, e quella più tormentata. Sfocia successivamente nell’eclettismo e nel déco, quando lo stile si fa più razionale, ma il confine non è netto e a Milano esistono molti esempi architettonici a cavallo tra i due periodi. Giunto in Italia dall’Esposizione di Torino che raduna oggetti del collezionista Arthur Liberty, da cui deriva il nome, e a Milano dall’Esposizione del 1906,  i cui padiglioni sono stati distrutti e rimane ad oggi solamente l’Acquario Civico, il Liberty lascia le sue tracce attraverso Milano e l’interessante walking tour di Milanoguida le riscopre non solo al turista, ma anche al milanese che ricerca, tra luci e vetrine, i gioielli architettonici della sua città, sparpagliati sia nelle arterie principali che nelle vie segrete.

L’itinerario parte dall’Hotel Diana, costruito quando, appena fuori dalle porte della città, si voleva creare un’area di attrazioni, e prosegue verso Casa Galimberti, in via Malpighi, ricoperta di maioliche, dove le edere del ferro battuto di Alessandro Mazzucotelli si intersecano con l’edera delle decorazioni, e Casa Guazzoni, all’angolo della stessa via. Entrambe nacquero come case da affittare a chi, agli inizi del secolo scorso, giungeva a Milano per lavoro; di fronte, in via Melzo, l’atrio dell’ex Cinema Dumont, ora libreria Venezia.
Attraversando Porta Venezia si giunge a Palazzo Castiglioni, che i milanesi, con la loro tipica ironia, denominarono Ca’ di Ciapp, per le figure che decoravano la facciata, prontamente rimosse perché giudicate impudiche. All’epoca, infatti, lo stile non fu apprezzato e destò scandalo e stupore, fino a giungere, appunto, alla rimozione delle statue di Ernesto Bazzarro che furono oggetto di vignette satiriche.

Da Corso Venezia ci si inoltra nelle strade laterali che sono oggetto di un altro suggestivo itinerario di Milanoguida: il Quadrilatero del Silenzio. Il nome non è casuale, perché rappresenta un’inaspettata e segreta oasi di pace a soli due passi dal frenetico traffico del centro città. In questo quartiere a ridosso di Corso Venezia si nascondono splendidi edifici liberty, le facciate di Via Mozart disegnate da Giulio Arata, il giardino di Villa Invernizzi abitato da fenicotteri rosa, Casa Tensi, in via Vivaio, dallo stile austriaco, ed uno dei più bei palazzi di Milano, Palazzo Berri Meregalli, con il suo magnifico atrio e i fregi dorati che lo accostano al modernismo catalano e che, per l’azzardo del suo design, fu solo successivamente classificato tra le architetture liberty della città. Costruito tra il 1911 e il 1913 sempre su progetto di Arata, è infatti considerato episodio conclusivo del liberty milanese. Il suo aspetto bizzarro è determinato dall’audace sovrapposizione di elementi neoromanici (mattoni a vista, archi in pietra)  e floreali (affreschi, putti scolpiti) reinterpretati in una sintesi originale. La mescolanza di stili e materiali crea un effetto di sovrabbondanza decorativa che fa dell’edificio una delle espressioni più singolari dell’eclettismo. I ferri battuti e mosaici sono realizzati su disegno dello stesso Arata, la Vittoria Alata collocata in fondo all’androne è opera dello scultore Adolfo Wildt.
E della scuola di Wildt è (curiosità da scoprire in via Serbelloni) il citofono di Casa Baslini. Noto come “l’Orecchio di Wildt”, la scultura è in realtà opera di Andreani, progettista del palazzo, a cui il visitatore poteva annunciarsi ricevendo l’impressione di sussurrare il proprio nome ad un orecchio in attesa di ascolto.

Il tour termina in via Bellini dove, al numero 11, Casa Campanini può essere considerata una summa del liberty perché ne racchiude tutti gli elementi. L’architetto ideò la propria residenza raccogliendo tutti gli ingredienti che tornano in progetti più maestosi, dai ferri battuti ai fregi della facciata, e l’edificio resta così un esempio riassuntivo dello stile liberty di Milano, nonché tra i più belli ed eleganti.
Ma un altro tour di Milanoguida si sposta nel quartiere di Corso Magenta, tra sfarzose dimore milanesi della Belle Epoque, facciate a mosaico, decorazioni in ceramica e ferri battuti d'ogni foggia, dove altri esempi del liberty milanese sono rappresentati da Casa Binda, Casa Valli e dallo splendido Villino Maria Luisa completamente ricoperto da mosaico blu e oro. Esempio perfetto del liberty è anche il cancello in ferro battuto di Casa Moneta, opera di Mazzucotelli.

Visita guidata alla Milano Liberty

Gabriella Aguzzi