Coming Home

05/07/2014

Regia: Zhang Yimou
Durata: 111 min.
Genere: drammatico
Nazione: Repubblica Popolare Cinese
Anno: 2014
Cast: Chen Daoming, Gong Li as Feng Wanyu, Zhang Huiwen, Guo Tao, Liu Peiqi, Zu Feng,Yan Ni, Xin Baiqing, Zhang Jiayi, Chen Xiaoyi, Ding Jiali

Tratto da “The Criminal Lu Yanshi” di Yan Geling
Voto: 8


Cina, 1975.
Durante la Rivoluzione Culturale DanDan, una giovane ballerina aspirante al ruolo principale nell’Opera Rivoluzionaria “Il Distaccamento Rosso femminile”, si trova in grande difficoltà quando suo padre fugge da un Laogai e tenta di contattare la famiglia. Feng Wanyu, madre di DanDan accetta di vedere il marito ma la polizia, allertata dalla ragazza che cerca in tutti i modi di raggiungere il suo scopo, li blocca alla stazione e l’uomo viene di nuovo arrestato. Anni dopo tornerà a casa e tenterà una difficile riconciliazione con il passato e con la famiglia.


Seconda trasposizione di un’opera di Yan Geling, di cui Zhang Yimou aveva già adattato I Fiori della guerra, questo Coming Home guarda ancora una volta alla Rivoluzione Culturale, come nel bellissimo Under the Hawthorn Tree (Shānzhāshù Zhī Liàn) del 2010 e, come in quel caso lascia sullo sfondo i fatti storici e racconta di un amore tra persone travagliate dalla fede rivoluzionaria e travolte dai loro stessi ideali.
Lu Yanshi è un professore durante la Rivoluzione Culturale e già questo in sé fa di lui un Nemico del Popolo, classificato come “elemento di destra” e mandato a “rieducarsi attraverso il lavoro” lui sfugge all’internamento ma, quando tenta di avvicinare la famiglia, si trova tradito dalla sua stessa figlia e rispedito al Laogai.
DanDan è invece una giovane ballerina, educata all’obbedienza cieca al Partito e con il miraggio di ottenere la parte principale nell’Opera Rivoluzionaria più rappresentata in tutti i teatri del paese, denuncia il suo stesso padre provocando l’arresto dell’uomo e il ferimento di sua madre.
Dopo la fine della Rivoluzione Culturale, alla morte del Grande Timoniere e in piena Campagna di Riabilitazione delle vittime degli eccessi di fervore rivoluzionario, operata dal Compagno Deng, Lu può tornare a casa e là riprendere la sua vita. Ma il passato ha lasciato un indelebile marchio nella mente della sua compagna e lui dovrà tentare una difficile riunione con la sua famiglia.

Metafora di un “Sole dell’Avvenire” che tarda a sorgere questo Coming Home è un’altra di quelle storie che raccontano del difficile cammino di riconciliazione col passato che ancora affligge una delle nazioni più potenti e travagliate della storia. Se da una parte Zhang mette l’attenzione sulle dinamiche di delazione che spesso hanno distrutto intere famiglie a quei tempi, dall’altra ci racconta di un amore che sopravvive a tutto questo e che, ancora una volta, dimostra di essere l’unica cosa in grado di aiutare le vittime della Storia e superare il loro passato.
Zhang illustra senza giudicare quello che è il prezzo pagato dal Popolo a una Rivoluzione che spesso ha finito per rivoluzionare soltanto le loro vite e non ha certo portato i frutti che prometteva a chi accettava di piegarsi a un’ideologia di difficilissima applicazione pratica. Se è pur vero che i nemici di classe vanno denunciati, non è certo possibile che un’intera nazione si rivolti, senza gravi conseguenze sul suo futuro produttivo, contro ogni forma di autorità in nome di un ordine nuovo al di là da venire.
Lu e DanDan sono le uniche possibili conseguenze di uno scriteriato uso dell’ideologia a esclusivo  favore del controllo delle masse operato da un imperatore senza nessuna corona. Sulle macerie di quel passato, sembra dire Zhang, la nuova Cina riscopre i soli valori in grado di unire e far progredire una nazione: la Famiglia e l’Amore.

Una potentissima Gong Li è Feng Wanyu, moglie devota e sacrificata sull’altare delle ambizioni della sua stessa figlia, mentre Chen Daoming è un Lu dal passato disegnato su un volto carico di consapevolezza ed emozioni soppresse.
La regia, da sempre punto di grande forza dei lavori di Zhang Yimou è tra le più evocative e poetiche degli ultimi anni e, con il solo ausilio di una fotografia che tocca l’anima, ci racconta per immagini tutto quel che non sarà mai possibile esprimere con le parole.

Anna Maria Pelella