Kundo: Age of the Rampant

09/11/2014

Titolo originale: Kundo: Minranui Sidae
Regia: Yoon Jong-bin
Cast: Ha Jeong-woo, Kang Dong-won, Lee Kyoung-young, Lee Sung-min, Ma Dong-seok, Cho Jin-woong, Joon Ji-hye
Produzione: Corea
Genere: Azione
Anno: 2014
Durata: 137
Voto: 6.5


Anno 1862, provincia di Cheolla: i banditi del Clan Chuseol rubano ai ricchi per dare ai poveri, giustiziando i corrotti dopo un processo sommario. Il macellaio Dol Moo-chi riceve da Jo Yoon, figlio bastardo di una nobile famiglia, l'incarico di assassinare la di lui cognata, rea di portare in grembo un possibile erede e rivale. Dol Moo-chi, avvezzo a macellar bestie e non esseri umani, non riesce a portare a termine il suo compito, e Jo Yoon lo punisce facendo sterminare la sua famiglia e condannandolo a morte con la connivenza del governatore di Naju. Liberato dai banditi durante la notte prescelta per l'esecuzione, Dol Moo-chi si unisce al Clan Chuseol, assumendo il nome di battaglia di Dochi e diventando il terrore dei nobili della regione.
In Corea il 1862 fu un anno di rivolte agrarie, in cui i contadini si ribellarono contro funzionari governativi e proprietari terrieri; a partire dai moti di Jinju, nella provincia di Gyeongsang, la ribellione si estese a macchia d'olio, costringendo il governo a un timido tentativo di riforma per ridurre i frequenti abusi della classe dirigente. E proprio il 1862 è l'anno scelto da Yoon Jong-bin per "Kundo: Age of the Rampant", kimchi-western che si è guadagnato il primo posto al botteghino nell'estate di quest'anno, prima di venire spodestato da "The Admiral: Roaring Currents" di Kim Han-min, il quale ha infranto il record di "The Host" piazzandosi al primo posto tra i migliori incassi di sempre. In questo 2014, il pubblico sembra infatti apprezzare particolarmente i film ambientati durante la dinastia Joseon, che si tratti delle imprese dell'ammiraglio Yi Sun-shin, il quale sconfisse la flotta giapponese durante la seconda invasione del 1597, di banditi in rivolta contro la corruzione del governo, o degli intrighi di palazzo alla corte di Re Jeongjo, come in "The Fatal Encounter" di Lee Jae-kyoo.
Qualche anno dopo il superlativo "The Good, the Bad, the Weird" (2008) di Kim Jee-won, Yoon Jong-bin ha l'intuizione di trapiantare gli stilemi dello spaghetti-western nell'era Joseon. L'onda lunga dell'"Effetto Tarantino", che aveva già generato "Sukiyaki Western Django" (2007) di Miike Takashi, torna alla ribalta con prepotenza dopo "Django Unchained" (2012), suggerendo a Yoon il riciclaggio citazionista di colonne sonore d'epoca (da Riz Ortolani in giù) nonchè un prefinale in cui Dochi falcia i suoi avversari con una mitragliatrice, come Franco Nero nel film di Corbucci. I riferimenti al western all'italiana, però, si esauriscono qui, e salvo qualche cavalcata al ralenti con un tramonto rosso sangue sullo sfondo, l'idea si esaurisce rapidamente. Per restare in tema, se "Kundo" fosse un cavallo si limiterebbe al piccolo trotto, figurarsi azzardare un galoppo o un "dressage". La contaminazione tra il film storico e il western avrebbe anche potuto funzionare, e sul versante cinese ne abbiamo avuto alcuni esempi con "An Inaccurate Memoir" (2012) di Yang Shu-peng e "7 Assassins" (2013) di Hung Yang-yang, ma Yoon non ha avuto la perseveranza di portarla fino in fondo, dando vita a un ibrido la cui sceneggiatura oscilla come un metronomo tra "I sette samurai" e "Robin Hood". Senza contare che in corso d'opera lo spaghetti-western cede il passo al "wuxia" d'importazione, e il regista non si esime dal riproporre l'immancabile (da King Hu in poi) combattimento nella foresta di bambù, sia pure ottimamente coreografato da  Jeong Du-hong e Gang Yeong-muk.
Come ampiamente dimostrato nel precedente "Nameless Gangster" (2012), Yoon è regista incline alla digressione non sempre costruttiva. Anche in questo caso impiega una buona porzione del film, infruttuosamente diviso in 5 atti, per presentarci i banditi del monte Jiri: il capitano Dae-ho, il monaco Ddaeng-choo, compassionevole anche quando deve fare giustizia, l'infallibile arciera Ma-hyang, il forzuto Chun-bo, lo stratega Tae-ki. Un minutaggio maggiore viene giustamente speso per delineare l'antagonista Jo Yoon, nemesi di Dochi e spadaccino letale. Figlio di uno "yangban" e di una "kisaeng" e allevato in un bordello, Jo Yoon viene tardivamente riconosciuto dal padre Won-suk, il quale dispera di avere un figlio maschio. Alla nascita dell'erede legittimo Seo-in, però, Jo Yoon viene messo da parte, e sviluppa un rapporto a dir poco conflittuale con la figura paterna. Com'è giusto che sia, non esistono mezze misure: i nobili sfruttano il popolo riducendolo alla fame con tasse onerose, sottraendogli la terra con contratti capestro. Jo Yoon, tornato a casa dopo aver appreso della morte di Seo-in, è il più spietato di tutti e spadroneggia grazie alla complicità dei funzionari governativi. Ci penseranno gli "allegri compagni della foresta" dell'era Joseon a ristabilire un po' di giustizia sociale, al prezzo di lacrime e sangue ma con l'entusiastica partecipazione dei contadini oppressi.
Animato da un'ironia tutta contemporanea, "Kundo" trova comunque motivo d'interesse nelle interpretazioni di Ha Jeong-woo (The Terror Live, The Yellow Sea), che miscela alla perfezione registro comico e drammatico confidando nell'anacronismo dei dialoghi, e di Kang Dong-won, che riprende l'androginia del suo personaggio in "The Duelist", con un surplus di demoniaca malevolenza.

Nicola Picchi