Scarlet Innocence

13/03/2015

Titolo originale: Madam Bbaengduk
Regia: Yim Pil-sung
Cast: Esom, Jung Woo-sung, Park So-young, Kim Hee-won, Yang Jin-woo
Produzione: Corea
Genere: Drammatico
Anno: 2014
Durata: 111
Voto: 6.5


Hak-kyu, scrittore e professore universitario, si trova costretto ad allontanarsi da Seoul in seguito a uno scandalo. Nell'attesa che gli eventi si chiariscano, si rifugia in una cittadina di provincia, dove incontra la giovanissima Deok-hee, la quale si invaghisce di lui. Tra i due inizierà una relazione, ma ben presto Hak-kyu dovrà ritornare a Seoul, dove lo attendono la moglie e la figlia Cheong-hee.
A sette anni da "Hansel and Gretel" (2007) Yim Pil-sung torna alla regia con il turbolento mélò  "Scarlet Innocence", rilettura "perversa" di un racconto appartenente al folklore coreano.  La storia di Shim Cheong ("Shimcheongga"), la quale si sacrifica per guarire il padre dalla cecità, fa infatti parte del repertorio tradizionale del canto "pansori", e intende essere una celebrazione del valore confuciano della pietà filiale.
Yim Pil-sung è sempre stato un regista eccentrico all'interno del panorama del cinema coreano, e forse eccentrico tout-court. Il fatto che i suoi film non abbiano mai riscosso alcun successo al botteghino, non gli ha impedito di essere autore originale e innovativo. Questa volta, però, rinuncia alle elaborate sequenze dei suoi film precedenti, e perfino dell'episodio “A Brave New World” contenuto nell'omnibus "The Doomsday Book" (2012), in favore di una messa in scena più sommessa e controllata, s'immagina con l'intento di raggiungere un pubblico più vasto. Le inquadrature anguste, dal taglio più televisivo che cinematografico, la proliferazione incontrollata dei primi piani, gli impercettibili movimenti della macchina da presa, la sintassi da piccolo schermo, sono infatti agli antipodi rispetto alla totalizzante esperienza sensoriale di "Antarctic Journal" (2005) o alle asperità caramellate di "Hansel and Gretel". Così facendo, "Scarlet Innocence" scorre nel rassicurante àlveo del melodramma coreano consegnandoci l'ennesima "Lady Vengeance", mentre Yim imbriglia il suo considerevole talento visivo senza azzardare deviazioni significative rispetto alla norma. Scarti e deviazioni, semmai, sono più facilmente rilevabili in fase di sceneggiatura, dove si opera attraverso simboli e inversioni di senso.
Yim inizia con un dolly che va a scoprire la giovane Deok-hee, la quale lavora in un piccolo luna park destinato alla demolizione. Una cascata di fiori di ciliegio e la voce fuori campo del protagonista maschile delimitano in seguito i confini di un territorio ampiamente conosciuto e condiviso, quello di un melodramma che non riserva troppe sorprese. Anche gli attori del dramma sono al limite dello stereotipo.  Deok-hee è un'ingenua ventenne di provincia che abita con la madre sordomuta, Hak-kyu l'affascinante scrittore che arriva dalla grande città. Ineluttabile lo scoccare della scintilla, già noti gli strascichi della passione, fatali le conseguenze. A questo punto Hak-kyu non incarna ancora il padre della "Shimcheongga", appartiene ancora all'universo del dramma televisivo. Occorreranno due eventi catastrofici, un incendio e un suicidio annunciato, perchè la trasformazione possa dirsi completa e ci si possa inoltrare per gli impervi sentieri della favola noir. Otto anni dopo, Hak-kyu è diventato un affermato autore di bestseller; dedito al gioco d'azzardo, all'alcol e al sesso compulsivo, egli sviluppa una degenerazione maculare che comporta la perdita progressiva della vista. A questo punto nella sua vita si riaffaccia Deok-hee, la quale è tornata ad esigere la sua vendetta.
Il regista gioca con i simboli in maniera non troppo sofisticata ma efficace, dalle scarpe con il tacco a spillo, che segnano lo sbocciare della femminilità di Deok-hee, al ritratto, emblema d'innocenza perduta, consegnato alle fiamme dalla protagonista, fino alla cecità di Hak-kyu, un'evirazione simbolica atta a ridurlo all'impotenza, rendendolo dipendente. Yim trova l'Eros nel tambureggiare delle dita su una scrivania, e non esita a sconfinare nell'onirico nelle sequenze ambientate nella bisca clandestina, mentre, complice la visione sempre più offuscata di Hak-kyu, si addentra nel domestico gioco al massacro tra i protagonisti, smarrendo ogni pretesa di realismo. In questa versione, la figura di Shim Cheong/Cheong-hee è alquanto marginalizzata, e assume importanza solo come elemento risolutore della vicenda. Quello che interessa a Yim, par di capire, è invece la disamina della pulsione autodistruttiva di Hak-kyu, il quale interpreta la propria malattia come una punizione per le colpe passate, e della trasformazione di Deok-hee, il cui candore egli ha mutato in malizia e corruzione.
Straordinaria performance bipolare di Esom (Man on High Heels, Hindsight), la quale passa senza colpo ferire da adolescente sprovveduta a "femme fatale", mentre Jung Woo-sung (The Divine Move, A Good  Rain Knows) è assai più generico e meno convincente.

Nicola Picchi