The Face Reader

17/02/2014

Titolo originale: Gwan sang
Regia: Han Jae-rim
Cast: Song Kang-ho, Lee Jung-jae, Baek Yun-shik, Kim Hye-soo, Cho Jung-seok, Lee Jong-suk, Kim Tae-woo, Chae Sang-woo, Jeong Gyu-su
Genere: Drammatico
Produzione: Corea
Anno: 2013
Durata: 139
Voto: 6.5


Nae-kyung è un esperto di fisiognomica, in grado di dedurre il carattere delle persone e persino il loro futuro osservandone i lineamenti; figlio di uno “yangban” giustiziato per tradimento, egli vive appartato in campagna con il figlio Jin-hyeong e il cognato Paeng-heon. Un giorno si presenta alla sua porta Yeon-hong, una “gisaeng” tenutaria di una casa di piacere nella capitale Hanyang, la quale intende assoldarlo per farlo lavorare nel suo locale. Nae-kyung accetta, e ben presto la sua fama arriva alle orecchie del Re Munjong.
Dopo l’enorme successo del “Masquerade” (2012) di Choo Chang-min, il 2013 è stata un’annata povera di “sageuk”, drammi storici ambientati durante l’era Chosun. A porre rimedio a questa mancanza arriva “The Face Reader” di Han Jae-rim, che ha sfondato al box-office posizionandosi al terzo posto tra i maggiori incassi dello scorso anno. Han Jae-rim è un cineasta poco prolifico ma quando colpisce lascia il segno, sia pure nell’ambito di un cinema di eccellente fattura ma senza particolari pretese autoriali. E’ andata così con “Rules of Dating” (2005) e anche con il successivo “The Show Must Go On” (2007), che in più si avvaleva di una superba performance di Song Kang-ho. A sei anni di distanza Han arruola ancora Song per il ruolo del protagonista, catapultandolo al centro di una fitta ragnatela di intrighi di corte e tradimenti.
Il periodo storico preso in esame è già stato portato sugli schermi televisivi nelle serie “Princess Man” e “Queen Insoo”, ed è quello dell’ascesa al potere del Principe Su-yang, il quale nel 1455 usurpò il trono costringendo il nipote Danjong ad abdicare; dopo aver fatto avvelenare Danjong, Su-yang  regnò fino alla sua morte (1468) assumendo il nome di Re Sejo, il settimo della dinastia Chosun. “The Face Reader” adotta però il punto di vista dell’uomo comune, uno stratagemma che permette di ricostruire eventi storici attraverso una visuale che facilita l’identificazione da parte dello spettatore, seguendo una costante del genere da “The King and the Clown” in poi.
Anche se, a ben guardare, il protagonista Kim Nae-kyung tanto comune non è. Non appena giunto nella capitale, egli risolve un caso di omicidio basandosi sulle sue abilità quasi sovrannaturali; sulla base della tecnica taoista del Mian Xiang, gli è sufficiente osservare il taglio degli occhi, studiare la curvatura delle sopracciglia o l’ossatura di un volto per giudicare il carattere di un individuo, indovinarne le intenzioni, prevedere i suoi comportamenti futuri. Questa peculiare abilità farà la sua fortuna quando il Re Munjong, di salute malferma e preoccupato per l’avvenire del figlio dodicenne Danjong, lo incaricherà di esaminare i volti di principi e ministri per scoprire potenziali traditori. La medesima abilità farà anche la sua disgrazia, quando Nae-kyung si ritroverà coinvolto nella lotta di potere tra il viceministro Kim Jong-seo, detto “la Tigre”, e il Principe Su-yang, soprannominato “il Lupo”.
Con amara ironia, sarà proprio il suo ossessivo concentrarsi sul particolare a fargli perdere di vista l’universale; l’attenzione riservata ai lineamenti di un volto gli renderà sfocato il contesto generale, l’accento posto sull’importanza del singolo individuo gli impedirà di prevedere per tempo i mutamenti della Storia. La vista di Nae-kyung è eccessivamente sviluppata mentre quella del figlio Jin-hyeong, che ha trascorso troppo tempo sui libri, è gravemente indebolita. Ma in realtà è Nae-kyung colui che non è in grado di vedere con chiarezza. Questa cecità, paradossale in un uomo delle sue abilità, provocherà la sua rovina e anche quella della sua famiglia, quando Jin-hyeong, che nel frattempo ha cambiato nome superando gli esami di stato, verrà accecato per ordine del machiavellico Han Myung-hoi, consigliere del Principe Su-yang, e la menomazione fisica del figlio diventerà specchio della menomazione simbolica del padre. Fedele alla causa del giovanissimo Danjong, Nae-kyung, per dirla con le sue parole, vedrà “le onde, ma non il vento che le fa muovere”, e non a caso la vicenda di “The Face Reader” inizia e termina con le onde del mare
Han Jae-rim, come già in “The Show Must Go On”, miscela alla perfezione il registro comico e quello drammatico, affidandosi all’intelligente sceneggiatura di Kim Dong-hyuk, già premiata dal KOFIC nel 2010. Nei momenti più leggeri lascia spazio alla vis comica di Song Kang-ho, affiancandogli come spalla il bravo Cho Jung-seok (Paeng-heon), per poi incupire i toni con la plateale entrata in scena di Su-yang, interpretato da un superlativo Lee Jung-jae. E proprio Lee, un attore che dopo “The Housemaid” e “The Thieves” si è imposto definitivamente con “New World”, rischia di rubare il film a Song Kang-ho, restituendo la natura predatoria del suo personaggio senza eccessi interpretativi.
Cinema “mainstream” di ottima fattura anche se difficilmente esportabile, “The Face Reader” si è aggiudicato tutti i riconoscimenti più importanti ai Daejong Film Awards, generando per filiazione anche una serie televisiva che andrà in onda nell’anno in corso.

Nicola Picchi