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“Dovevano essere Marlon Brando e
Ingrid Bergman a interpretare “Senso”
e abbiamo finito con l’interpretarlo io
e Alida Valli. A quel tempo avevo riacquistato
il mio contratto alla Goldwin per poter essere
libero di lavorare a New York in teatro, ma
avevo speso tutto e dovevo fare un film. Me
ne avevano proposto uno in Italia: a Hollywood
non conoscevano Visconti, ma alla sceneggiatura
c’erano Tennesse Williams e Paul Bowles
per cui mi sono ritrovato a Vicenza, in una
bellissima villa palladiana che Visconti curava
nell’arredo, attentissimo ai minimi particolari.
Voleva essere assolutamente perfetto e voleva
che in ogni stanza ci fossero fiori freschi
tutte le mattine. Per la scena iniziale alla
Fenice aveva fatto in modo che tutto corrispondesse
esattamente al periodo storico. Un perfezionista
che amava anche divertirsi. Ricordo che abbiamo
festeggiato il suo compleanno in una trattoria,
con Rosi e Zeffirelli, e abbiamo giocato a passarci
gli oggetti sotto la tavola: non so se esiste
questo gioco in Italia o se lo avesse inventato
Visconti. E poi ricordo i vecchi bassotti di
Rina Morelli che sedevano a tavola con noi e,
non so perché, venivano sempre da me,
e la vecchia, enorme Packard del ’35 che
Visconti mi aveva procurato perché non
voleva che guidassi macchine italiane, e io
mi aggiravo per viottoli e cittadine di montagna
con questa macchina da gangster… E così
le riprese sono durate da agosto a febbraio:
a primavera Visconti mi ha richiamato ma io
ero impegnato in America e la scena finale ho
dovuto girarla con una controfigura”
Da un’intervista raccolta da Gabriella
Aguzzi nel dicembre 1999 durante il Courmayeur
Noir in Festival.