
Ogni
cosa nel film, buona o cattiva, è un riflesso
di te stesso. Ecco perché ammiro Visconti,
che esercitava il controllo totale. Senso, Il
Gattopardo, Ludwig colpiscono per la scelta dell’architettura,
la perfezione dei costumi, ogni dettaglio. C’è
un particolare che mi ha sempre colpito in Ludwig.
Visconti ha voluto vestire Romy Schneider come
sua madre (e Helmut Berger raccontava che, per
farle avere quel vitino da vespa le aveva dato
come dieta un biscotto e un bicchiere di vino
al giorno) e all’inizio c’è
un’immagine in cui sembrano due gemelli
identici; erano nel momento della loro massima
bellezza e hanno profili quasi identici, vestono
lo stesso cappello nero, le sopracciglia sono
curate nella stessa forma, è come se si
vedesse la stessa persona da due diverse parti
del volto tranne per un particolare, sul cappello
di lei c’è una spilla con un diamante.
Tre ore dopo, quando la vita di Ludwig è
devastata, il suo cuore è spezzato e anche
il suo fisico, è un uomo solo e cammina
verso il lago dove andrà a morire, sta
indossando lo stesso cappello e la spilla di diamanti
che aveva Romy Schneider all’inizio del
film. Ecco, il regista più grande mai esistito
si soffermava su questi minimi dettagli e anche
se nessuno se ne accorgeva andava bene per lui,
aveva espresso quello che voleva. Con quel particolare
aveva espresso il legame che Ludwig aveva con
Sissy e ogni volta che lo rivedo mi sento commosso,
è come un’autobiografia del suo autore.”
Da un’intervista con Michael Cimino raccolta
da Gabriella Aguzzi nel luglio 2005.