GIORNATA MONICELLI AL LODI CITTA’ FILM FESTIVAL


La sezione “Contemporanea”, con giovani registi come Saverio Costanzo, Sergio Basso, Davide Ferrario, Franco Arminio, Elisabetta Sgarbi, Andrea Adriatico, Federico Zampaglione, Massimo Venier, e le “Riscoperte” hanno animato la Nona Edizione del Lodi Città Film Festival, dedicato al Cinema Italiano. In un momento in cui si discute molto sul suo valore e sulle sue nuove correnti (dedicheremo presto una carrellata agli umori noir, contrapposti al genere intimista, ormai troppo abusato), il Festival di Lodi, ideato e diretto da Fabio Francione, scava nelle profondità e nelle identità meno eclatanti del giovane cinema autoriale per fornire una panoramica di talenti in via di affermazione.
Non poteva mancare una giornata interamente dedicata ad uno dei Maestri della Commedia Italiana, Mario Monicelli, che ha annunciato la sua presenza a Lodi per il mese di novembre. Il Monicelli presentato non è quello arcinoto di capolavori come “L’Armata Brancaleone” o “I Soliti Ignoti”, ma il Monicelli letterario (non a caso la rassegna è chiamata “i romanzi di Mario Monicelli”), quello che ha attinto da Pirandello, Ginzburg, Tobino. Ancora una volta, dunque, un lavoro di ricerca per analizzare gli aspetti meno noti di un autore che fa da esempio costante alle nuove generazioni.
Per mostrare quanto la scrittura abbia parte importante nel Cinema di Monicelli sono intervenuti Alessandro Boncivenni e Domenico Saverni, sceneggiatori insieme al regista di “Le Rose del Deserto”, liberamente ispirato a Mario Tobino.
Il lavoro è iniziato così – raccontano – Monicelli ha chiesto ‘Hai letto il libro? Ti è piaciuto? Le atmosfere le hai sentite? E allora ricordati le atmosfere e scrivi una scena’ Lavorando abbiamo cominciato a capire la poetica di Monicelli. Perché uno sceneggiatore deve farsi plasmare dal regista, deve saper diventare quel regista quando scrive, prendere il carattere, non imporsi. E abbiamo cominciato a fare dialoghi alla Monicelli”.
Tra gli ospiti della giornata anche Massimo Venier che ha presentato “Mi fido di te”. “Siamo tutti debitori e figli di quella comicità, i film di Monicelli tutti noi li abbiamo visti ed amati”. Ma rifiuta con assoluta modestia qualsiasi accostamento “Mi sento come il terzino destro dell’Udinese davanti a Pelè”.
Venier, come con Aldo, Giovanni e Giacomo, è riuscito a togliere Ale e Franz dal loro contesto cabarettistico per inserirli in un quadro tradizionale di comicità. “Io realizzo commedie cinematografiche venendo dalla Televisione. Nei primi anni il mio atteggiamento nei confronti del Cinema era molto diverso, ne ignoravo i meccanismi, e dirigevo Aldo, Giovanni e Giacomo come li conoscevo. Lavorando con dei comici si deve immedesimarsi negli attori, pensare a una battuta come la direbbe lui

Gabriella Aguzzi