BRIVIDI D'ARGENTO

Evento da brivido alla Festa del Cinema di Roma il Black Carpet per la Notte d'Argento: il regista completa così la Trilogia iniziata con “Suspiria” e dopo La Madre dei Sospiri e la Madre delle Tenebre arriva “La terza Madre”, la Madre delle Lacrime e, con l'uscita del film in perfetto tempismo con la notte di Halloween, festeggia la Notte delle Streghe. Evento attesissimo, dunque, ma deludente. Non certo per l'esilarante presenza di Dario Argento che ha ravvivato il festival con il suo divertente sarcasmo e la sua simpatica disponibilità verso il pubblico (l'unico a presentarsi anche alla replica del film, sgolandosi per salutare tutti in una sala senza microfoni), ma il Dario Argento regista non ci piace quanto il Dario Argento personaggio. La sceneggiatura è a dir poco maldestra (in quanti si sono riuniti per un risultato così puerile!), il finale affrettato, alcune trovate risibili (si soffia una polverina e appare l'ologramma di Daria Nicolodi, strega bianca defunta), gli attori fanno a gara a chi recita peggio, lasciando comunque il primato ad Asia. E soprattutto Dario Argento confonde la paura con lo splatter e per spaventare sciorina quindi sullo schermo una serie di sequenze macabre e uccisioni truci. Si incomincia con un'incauta scienziata che pronuncia la formula magica davanti alle statuette di demoni rinvenute in un'urna, scatenando così l'inferno.La scienziata viene immediatamente sbudellata e per decenza vi risparmiamo il resto. Siamo lontani dalle inquietudini di Profondo Rosso, ormai Dario Argento ricorre solamente al macabro, con qualche concessione scenografica nel creare fascinose magioni da incubo.
Come in “Suspiria”, al quale il film Assomiglia in gran parte “Ma in Suspiria non esistevano gli effetti speciali quindi dovevo far godere il pubblico con visioni scenografiche bellissime, dovevo attaccarmi a qualcosa di clamoroso”.
Nessun riferimento al degrado sociale e metropolitano, Dario Argento non ha intenzione di vedere particolari chiavi di lettura nell'avventura da lui raccontata “Sinceramente tutto questo aspetto sociologico non l'avevo pensato. Pensavo che la terza madre dovesse esprimersi in modo violento con un delirio che si lancia sulla città, mi piaceva la calata a Roma di streghe da ogni parte. E poi la violenza c'è sempre stata, c'era negli anni 70 e ce la siamo già dimenticata, ma abbiamo avuto altri momenti esasperatissimi. I miei film nascono dal mio subconscio, li faccio per automatismo, sotto una mia sgangherata seduta psicanalitica”.
Studi sulla materia invece sì, molti. “Ho fatto studi nelle biblioteche, soprattutto alla Biblioteca Angelica specializzata in esoterismo. Sono andato avanti in modo disordinato ma ho fatto uno studio profondo, ho letto di tutto, tranne i testi in greco antico che erano incomprensibili”.
Paragoni tra lavoro in Italia e lavoro in America. Qui Dario Argento si scatena. “Noi spendiamo per fare le fiction, cose inguardabili che un pubblico di italiani bestiali sta lì a sorbirsi come degli ubriaconi. Non le fa neppure la gente di cinema, parlano che non si capisce niente.
In America si lavora diversamente. Quando sono arrivato la prima volta ero frastornato, non sapevo cosa avrei fatto. Ho incontrato 15 produttori (erano più i produttori degli attori) che mi hanno detto: scatenati pure, non ti taglieremo un fotogramma. Poi non hanno mantenuto la promessa e hanno tagliato una scena di sesso orale e quando lei mangia il pene del ragazzo, che poi erano scene molto carine, ma è comunque bello lavorare senza pensare alla censura.

Riunione di famiglia, dato che nel film appare anche Daria Nicolodi. Interviene Asia “Sono stata io a chiedere a mio padre che ci fosse mia madre nel film, mi commuoveva rivedere i miei genitori insieme, provavo tenerezza, anche se finito il film già non parlano più
Qualcosa è cambiato nel tornare a lavorare con il padre? “Siamo cambiati noi, nel frattempo ho fatto anch'io due film. Certo se avessi anche un'unghia del talento che ha mio padre con la macchina da presa. Credo di aver ereditato una certa estetica, un gusto non così italiano, penso di avere dei buoni geni”.
Noi ci sentiamo di precisare che Asia ha ereditato il meglio, la visionarietà, il senso di angoscia. “Ingannevole è il cuore più do ogni cosa”, quello sì è un vero horror!

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Gabriella Aguzzi