FESTA DI ROMA: LE NOSTRE SCELTE

Inizia tutto con una rapina andata male. Ottimo punto di partenza per un thriller dai risvolti psicologici foschi. Sidney Lumet, grande Maestro del genere, scandisce ed alterna con ritmo battente gli antefatti che hanno condotto al tragico evento e le ancora più tragiche conseguenze che si innescano a catena, addentrandosi con respiro pesante in un groviglio di intrecci famigliari che assumono le tinte cupe e sanguinarie di una tragedia elisabettiana, in cui fratelli, genitori e figli si sfidano e fronteggiano con le armi in pugno, in un crescendo di rancore, odio e desiderio di vendetta. E’ “Before the Devil knows you’re dead”, a nostro giudizio il film più notevole e coinvolgente presentato alla Festa del Cinema di Roma, quello che vorremmo veder subito distribuito sui nostri schermi. Un thriller potente e di polso girato con grande conoscenza del mestiere e con la costruzione temporale di un puzzle intricato ma nitido. E come se non bastassero trama avvincente e regia solida si aggiunge un cast da capogiro in cui primeggia un Philip Seymour Hoffman mozzafiato: personaggio attanagliato dai propri complessi (l’ostilità del padre, la rivalità col fratello) e vittima delle proprie debolezze (i debiti e la droga) cerca goffamente una rivalsa covando una violenza finora inespressa e precipitando in un gorgo generato dai suoi stessi errori. Ci regala alcuni momenti davvero straordinari, come l’atroce impassibilità davanti alla scoperta del tradimento della moglie. Lo affiancano un magnifico Albert Finney e Ethan Hawke nel ruolo del fratello disastrato.

Ma il film che ha maggiormente lasciato il segno, suscitando anche l’applauso più lungo in sala stampa, è “Into the Wild” di Sean Penn, Già rivelatosi regista sensibile quanto lo è come attore, con un vero talento nel far scaturire dalle storie la loro essenza più angosciante e drammatica, Sean Penn ha saputo in questo film fondere con rara magia emozione autentica a bellezza di stile. “Into the Wild” è una lezione di regia, di movimento della macchina da presa, è Cinema vero, stordisce e affascina. E commuove fino alle lacrime. Tratto dalla storia vera di un ragazzo che tutto abbandona per seguire l’istinto di immergersi nella natura selvaggia e dalla stessa natura rimane ucciso, per scoprire alla fine che la felicità è tale solo se condivisa, ne ricostruisce le vicissitudini a diari alternati suoi e della sorella, a spezzoni di incontri fatti durante il viaggio, in una raccolta di sentimenti e impressioni. Lo interpreta con sensibilità a fior di pelle il giovane Emile Hirsch: dopo averlo visto in “Alpha Dog” lo avevamo salutato come un nuovo Di Caprio, ora si riconferma come tale non solo per l’impressionante somiglianza fisica ma anche per la stessa naturalezza d’interpretazione. William Hurt nel ruolo del padre lascia come sempre il segno nei pochi minuti a sua disposizione.
Un anomalo on the road compiuto gradualmente into the wild che a caldo può suscitare emozioni violente, può far pensare, lasciare ammirati, ma non lascerà mai indifferenti.


Gabriella Aguzzi