“Qui
siamo nel West, dove se la leggenda diventa realtà
vince la leggenda” dicevano in “L’Uomo
che uccise Liberty Valance”. La demitizzazione
del West inizia da lì, la Leggenda consacrata
dal Cinema si rivela appunto leggenda, una favola
per una terra che ha bisogno di eroi. Ed è
lo stesso Cinema a dire “vi abbiamo raccontato
solo favole” e a toglierne la bella facciata
che le rivestiva. Il genere western ha cantato
i pionieri, le lotte contro gli indiani, i banditi
e il suo ultimo capitolo (che abbraccia molti
decenni) canta il tramonto, la malinconia, uomini
veri e stanchi che hanno vero coraggio e vere
meschinità. Il canto funebre iniziato sulle
note dell’armonica e sul fischio del treno
di “C’era una volta il West”
tocca il suo culmine nel ’92 con il capolavoro
di Clint Eastwood “Gli Spietati”,
dove è emblematica la figura del biografo
(apparsa per la prima volta in “Furia Selvaggia”
di Arthur Penn) che traveste di Mito falsi eroi.
Tutta questa premessa per spiegare il recente
ritorno di un genere che sembrava dimenticato
o non più popolare e vitale. Rinascita
sì, ma dopo esser stato sepolto dai suoi
stessi grandi cantori, dopo la fine tracciata
dalla linea della ferrovia. E’ un western
tardivo nell’ambientazione temporale (i
primi Anni Sessanta) ed è soprattutto una
bellissima storia d’amore quello che vince
a Venezia nel 2005 e che vergognosamente viene
privato dell’Oscar: il commovente “Brokeback
Mountain” dell’eclettico
Ang Lee, regista orientale consacrato dall’Occidente
la cui multiforme filmografia spazia dal romanzo
di Jane Austen (“Ragione e Sentimento”)
al melodramma e al wuxiapian (“La tigre
e il dragone”) al fumetto (“Hulk”)
ed ora tocca, e rivisita, anche il genere occidentale
per eccellenza. Soprattutto è un western
a tematica omosessuale, novità assoluta
e scandalosa in un Cinema di amicizie virili e
di uomini forti. Heath Ledger e Jake Gyllenhaal
interpretano qui due giovani cow boy la cui amicizia
si trasforma in vera passione capace di resistere
al tempo e alle relazioni ufficiali. Tratto dal
racconto “Gente del Wyoming” di Annie
Proulx il film ha il potere di toccare le emozioni
nel profondo con il mitico ricordo di un luogo
a cui fare ritorno.
Un nuovo volto del Cinema Western è apparso
di recente tornando a far parlare del più
classico dei generi, con gli anni poi gradualmente
abbandonato, anche se il film di Wim Wenders interpretato
da Sam Shepard e Jessica Lange “Non
bussare alla mia porta” (un western
sui generis da parte del regista tedesco, un viaggio
sulle onde del rimpianto alla ricerca di un amore
perduto in passato un po’ come “Paris
Texas”) è uscito quasi in sordina.
Folgorante poi la prima prova registica di Tommy
Lee Jones “The Three Burials of
Melquiades Estrada” . Già
caro al genere (lo abbiamo visto in “The
Missing” insieme a Cate Blanchett, con citazioni
e rimandi a “Sentieri Selvaggi”) Tommy
Lee Jones si autodirige in un giallo-western su
sceneggiatura dello scrittore messicano Guillermo
Arriaga che affronta ancora il tema della morte
e del suo peso.
Il remake di “Quel treno per Yuma”
trasporta un classico del Cinema dalla sua originale
ambientazione claustrofobica in un avventuroso
on the road dove il confine tra Bene e Male si
fa labile nell’affascinante ritratto del
bandito interpretato da Russell Crowe (ne parliamo
diffusamente alla pagina Rubriche)
Ed eccoci, con un anno di ritardo all’attesissimo
“The Assassination of Jesse James
by the Coward Robert Ford” presentato
alla 64° Mostra del Cinema di Venezia e finalmente
in uscita sui nostri schermi dopo continui posticipi.
Jesse James ha il volto affascinante di Brad Pitt,
dopo aver avuto negli ultimi anni quello altrettanto
affascinante di Colin Farrell in una versione
scanzonata e vitale delle gesta del bandito (crepuscolare
invece quella narrata nell’ 80 da Walter
Hill con “I cavalieri dalle lunghe ombre”).
Nel film di Andrew Dominik, accanto ad un Brad
Pitt nero d’abito e di capelli, recitano
Robert Duvall, Sam Rockwell, Mary-Louise Parker,
Sam Shepard e, nel ruolo del traditore, Casey
Affleck. Bello il titolo, che preannuncia come
il film si focalizzerà sul tradimento dell’amico
infiltratosi nella banda per intascare la taglia
su Jesse James e che, mentre era suo ospite, sparò
alle spalle alla leggenda del West che gli dava
la schiena per spolverare un quadro (“in
memoria del mio adorato figlio ucciso da un traditore
e codardo il cui nome non è degno di figurare
qui” è scritto sulla sua tomba).
Si dice ancora che nelle notti di luna piena può
capitare di udire un rumore, una sorta di brusìo
nel cielo: è Jesse James che cavalca con
la pistola in pugno.
Si parla del film “L’assassinio di
Jesse James per mano del codardo Robert Ford”
anche alle pagine Recensioni
e Rubriche,
dove si inaugura una nuova Rubrica, “Leggende
del West”, con la figura del bandito Jesse
James
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