Malcolm
McDowell sale sul palco con il suo caratteristico
sguardo coinvolgente e fortemente espressivo,
con la sua contagiosa simpatia e, perché
no, anche con un pizzico di follia; questi sono
gli ingredienti di “Never Apologize”,
un one man show travolgente sulla vita e i lavori
di Lindsay Anderson, divenuto poi un film che
è stato ufficialmente presentato al Festival
di Cannes nel 2007 e che è arrivato finalmente
in Italia lo scorso 23 gennaio al Palazzo delle
Esposizioni di Roma, con la presenza dello stesso
McDowell. Il noto filmaker Linsday Anderson è
stato uno dei registi più dissidenti del
cinema britannico del dopoguerra ed il fondatore,
assieme ai suoi amici Karel Reisz e Tony Richardson,
del movimento Free Cinema, nonché vincitore
della Palma d’Oro al Festival di Cannes
con “If…” (1968), film simbolo
della ribellione giovanile di quegli anni. McDowell
cominciò la sua carriera cinematografica
proprio grazie a Lindsay che lo scelse personalmente
per il ruolo di Mick Travis in “If…”,
dove il connubio artistico si consolidò
presto in una salda amicizia, che li spinse a
lavorare ancora insieme per molti altri progetti
cinematografici e teatrali, fra i quali le pellicole
“O Lucky Man!” (1973) e “Britannia
Hospital” (1982). “Lindsay
- dice McDowell - è di sicuro la persona
che abbia mai incontrato più simile a un
genio e questo film è un omaggio per ricordare
la sua vita e il modo in cui mi ha cambiato profondamente.”
L’arma vincente dello show è l’improvvisazione,
infatti nel dibattito successivo alla proiezione
del film a Roma, Malcolm ricorda che lo ha girato
subito dopo una partita di golf e senza aver fatto
prima alcun tipo di prova. Gli scritti appartenenti
al regista sono il filo rosso della performance
proprio perché l’attore vuole dare
un’immagine autentica del suo mentore; l’ultima
parte è la più toccante in quanto
Kaplan e McDowell hanno scelto di evocare la scomparsa
di Anderson insieme a quella del suo eroe John
Ford, avvenuta poco prima.
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