Dall’8 al 16 marzo
a Bergamo si è respirata un aria a dir
poco particolare, se non addirittura surreale.
Già perché la tranquilla cittadina
ha ospitato la ventiseiesima edizione del Bergamo
Film Meeting, un “incontro” ormai
diventato un appuntamento fisso. Ed ancora una
volta non si è rimasti delusi. Già
perché grazie alla varietà delle
proposte, alle numerose iniziative collaterali,
agli “inediti” di cui ci è
potuti “fregiare”, lo spettacolo offerto
è stato vivace ma allo stesso tempo di
alta qualità. Numerose le proposte in gara.
Per quanto concerne la sezione più “longeva”,
la “Mostra-Concorso”, in gara c’erano
8 inediti per gli schermi italiani, opere prime
e seconde che si contendevano la Rosa Camusa d’oro,
d’argento e di bronzo. A difendere i colori
italiani in questa sezione “Una piccola
storia”(2007) di Stefano Chiantini,
pellicola a dir poco attuale poiché concentrata
sul mondo del lavoro, e “Senza fine”(2008)
di Roberto Cuzzillo, intensa analisi sul desiderio
e il panico di avere figli e le paure che avvelenano
i rapporti umani. Alla fine però a spuntarla,
sbaragliando la concorrenza di Polonia, Italia,
Slovenia, Germania, Repubblica Ceca e Portogallo,
è stata la pellicola finlandese “Miehen
tyo” (Un lavoro da uomo) di Aleksi
Salmenpera. Il secondo posto se l’è,
invece, aggiudicato “Goodnight Irene”
(Buonanotte Irene) del portoghese Paolo Marinou-Blanco
mentre al terzo ex-equo si sono piazzati “Tajnosti”
(Segreti) di Alice Nellis, (Repubblica Ceca) e
“Przebacz” (Perdono) del
polacco Marek Stracharski. Novità assoluta
della rassegna è stata invece la sezione
“Visti da vicino” che si è
concentrata interamente sul film documentario.
Attraverso una narrazioni ad immagini che diventa
inevitabilmente soggettiva, gli autori cercano
di filtrare la realtà attraverso la videocamera
e di raccontare grazie al suo “occhio”
sentimenti, emozioni, spaccati di vita. Da segnalare
tra i 14 i documentari in gara il bel lavoro che
Grant Gee dedica agli Joy Division, una delle
band più oscure ma anche più significative
degli anni 70’, e i due documentari italiani,
“Senza perdere la tenerezza”
Story of Sergio di Francesca Balbo e “Gli
anni Falck” di Giusi Castelli e Francesco
Gatti. Non solo competizione però a Bergamo.
Alla gara si sono “associate”, infatti,
delle belle iniziative dedicate a dei maestri
del cinema del passato e del presente. Da notare
la bella retrospettiva dedicata al rappresentante
più insigne del cinema francese, René
Clair, comprendente ben 20 titoli, la personale
incentrata su un registra emergente, Julio Medem,
che attraverso 6 lungometraggi ci ha raccontato
la “storia” di questa punta di diamante
del cinema visionario ed il doveroso omaggio al
grande direttore di fotografia, Frederick Francis,
vincitore di due premi Oscar, scomparso lo scorso
anno. Accanto alla riscoperta e alla memoria del
passato una bella sezione dedicata alle “Anteprima”,
ovvero a tutto quello che non si è ancora
visto sugli schermi. 4 le novità presentate,
tutte rigorosamente made in Italy: “Vogliamo
anche le rose” di Alina Marazzi, “Jimmy
della collina” di Enrico Pau, “Nessuna
qualità agli eroi” di Paolo
Franchi e “Camille e Mariuccia”
di Samuele Romano. Molti anche gli eventi speciali
che hanno reso ancor più “corposa”
la rassegna. Particolarmente interessante il puntuale
appuntamento che lega la mostra alla GAMeC, la
Galleria d’arte moderna e contemporanea,
con la quale il Film Meeting è riuscito
a portare per la prima volta in Europa la video
istallazione “Noom Prelude: The Hollow
Men” di Chris Marker e il bel mix di
musica e cinema che ha permesso ai visitatori
di immergersi nella Parigi degli anni 20’
grazie alle “sonorità” di Eric
Satie, Francis Poulenc e Darius Milhaud e alla
proiezione di Entr’acte di René Clair.
Sabato 15 si è tenuto anche un momento
di “celebrazione” che ha festeggiato
i venticinque anni della rassegna cinematografica
con un cult-movie “The apartment”
di Billy Wilder, con una grande prova di Jack
Lemmon e Shirley MacLaine. La kermesse si è
poi conclusa con la cerimonia di premiazione tenutasi
presso l’Auditorium nella quale i vincitori
hanno ricevuto la loro “Rosa”. Insomma
una gran bella iniziativa nella quale cultura,
spettacolo, innovazione e memoria sono stati protagonisti.
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